Quanto si guadagna col poker online in Italia?

Lug 9, 2020

Grinding-station

E’ la domanda principale che ogni appassionato si fa prima di intraprendere una carriera da professionista.

Non solo, è anche una banalissima curiosità che chiunque bazzica nel mondo del poker è interessato a conoscere: quanto si guadagna col poker online, quali sono i margini in relazione al tempo e ai soldi investiti, quali i margini di crescita?

Abbiamo detto e ribadito più volte come la carriera del giocatore professionista sia a tutti gli effetti equiparabile a un’attività imprenditoriale. Si diventa imprenditori di sé stessi e per farlo, occorre disporre non solo di un capitale iniziale, quanto piuttosto delle conoscenze necessarie a non dilapidarlo in modo insensato.

Il “poker online” è un’etichetta fin troppo generica per qualcosa che in realtà ha delle specificità ben precise. Quest’oggi proveremo assieme a capire quanto è possibile guadagnare giocando a poker online in base alle diverse discipline.

 

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Tornei multi tavolo (MTT)

I tornei MTT sono sono una tra le discipline preferite dagli amanti del poker online, per una serie di fattori che non staremo qui ad elencare.

Di certo la possibilità di vincere una cifra nettamente superiore all’importo investito nello spazio di 8/10 ore (e l’adrenalina che ne consegue), è un richiamo da non sottovalutare in comparazione con il cash-game o i sit&go.

Nel ricordare che “fare il giocatore professionista” non significa semplicemente aver maturato dei profitti ai tavoli ma comprende un discorso molto più ampio che riguarda, il mindset, l’approccio al gioco, la gestione del bankroll e via dicendo, è importante notare come non esista una cifra X che possa essere presa come riferimento.

Il “torneista” non guadagna un tot all’anno, al massimo stabilisce di investire una certa cifra nel gioco (bankroll) e si aspetterà di avere un certo ritorno nell’investimento (ROI) in base all’average buy-in (abi, il costo di iscrizione medio) giocato.

Va da sé che i minimi sindacali per considerare una determinata attività come “lavoro”, sono relativi alle esigenze di ciascuno: se coi proventi del gioco riusciamo ad essere autosufficienti ed (eventualmente) a metter da parte qualcosa può considerarsi come tale.

Se i guadagni annui sono invece nell’ordine delle centinaia o al massimo qualche migliaia di euro, a meno che non abbiate uno stile di vita particolare e nessuna spesa fissa, definire il gioco una professione è quantomai ambizioso.

I ROI dei torneisti professionisti variano a seconda dell’abilità in relazione al field medio e, nella maggior parte dei casi, si tratta di un valore compreso tra il 10 e il 40 percento.

Il guadagno (medio) quindi sarà una conseguenza della mole di gioco prodotta (dando per scontato che il dato sul ROI abbia un qualche fondamento empirico, ovvero migliaia e migliaia di tornei giocati al medesimo livello) ma le oscillazioni caratteristiche dei tornei multi tavolo rendono impossibile quantificare in modo preciso un importo annuo.

Più semplicemente si può dire che un professionista del poker online che gioca sulle poker room “punto it” un abi medio (tra i 15 e i 25 euro circa) ambisce alla fine dell’anno a portare a casa una cifra compresa tra i 10mila e i 30mila euro.

In realtà si tratta di stime piuttosto generiche, visto che può benissimo capitare di chiudere un anno in rosso esclusivamente per colpa della varianza, così come centrare uno o più big shot nei tornei di cartello e far schizzare il profit alle stelle.

Una cosa però è certa, se avete deciso di fare i professionisti e adattare il vostro stile di vita all’altalena di orari ed emozioni con cui un torneista deve fare i conti, fatelo per una cifra che non guadagnereste facendo un lavoro qualsiasi per la metà del tempo.

LEGGI ANCHE: Perché diventare un professional poker player?

Per quanto riguarda invece i migliori esponenti della disciplina, essendo le cifre in ballo più alte lo sono anche le prospettive di guadagno.

I top regular MTT italiani si attestano tra i 30 e i 60 mila euro all’anno, con picchi imprevedibili come accaduto quest’anno ad Eugenio Sanchioni (CLICCA QUI PER L’APPROFONDIMENTO) o Alessandro Giannelli (vincitore del Giga Stack su Stars per poco meno di 70K).

 

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Cash Game

Se i guadagni di un torneista si stimano in base al ROI e alla massa prodotta, quelli di un cash gamer si misurano in BB/100, ovvero quanti big blind in media si vincono ogni 100 mani giocate.

Questo dato va ovviamente moltiplicato per il valore effettivo del buio, determinato dallo stake a cui si è scelto di giocare.

I microlimiti (ovvero tutti i limiti di cash-game a partire dal NL2 fino al NL25) costituiscono una sorta di palestra per i livelli più alti.

Le aspettative di guadagno ai livelli bassi non consentono certamente di considerare il gioco un lavoro, salvo numeri impressionanti in termini di BB/100 al NL25 a fronte di centinaia di migliaia di mani.

Ma se siete già in grado di “crashare” il livello come Isildur1 ai tempi di Full Tilt (CLICCA QUI per rivivere l’incredibile sessione cash tra Andrea Sorrentino e VIktor Isildur1 Blom), forse è il caso di fare un level-up e spostarsi a limiti più alti.

Coi middle stakes (NL50/100/200) è già possibile parlare di professionismo e normalmente, un regular che bazzica al NL200 ha già cominciato a muovere i primi passi per lo scalino successivo.

Il problema in questo caso risulta essere il traffico, non eccessivamente frizzante agli high stakes (in Italia la partita più alta è il NL1000), che costringe anche i migliori a misurarsi a limiti più bassi.

Attestarsi sui 2/3 BB/100 è già un ottimo risultato per chi macina mani agli stake intermedi. I regular più forti, per ogni stake, superano questo ampiamente questo dato arrivando in certi casi fino a 10 (o più) BB/100 (parliamo ovviamente di eccezioni).

Vi linkiamo qui un’intervista fatta a Nicola “Quattroganci” Valentini ai colleghi di Italiapokerclub.com, tra i migliori cash gamer italiani da quanto esiste il “punto it”, nella quale racconta di aver maturato oltre 200mila euro di profitto in un anno dopo aver giocato un milione di mani.

La media, anche in questo caso, si attesta su cifre decisamente più basse e già portare a casa una cifra compresa tra i 10 e i 30mila euro giocando i low-middle stakes può considerarsi un ottimo traguardo. Per guadagni nell’ordine dei 30mila (in sù) occorre fare qualche capatina ai limiti più alti, o avere un BB/100 stratosferico al NL50 e NL100.

Sit and Go

Da diversi anni ormai il traffico dei Sit&Go riguarda quasi esclusivamente il formato lottery, gli “Spin&Go“.

Così come nei casi precedenti esiste un parametro di riferimento per calcolare i guadagni medi al netto delle oscillazioni imposte dalla varianza e si chiama Chip EV, ovvero il numero di chip medie che riusciamo a vincere in ogni Spin.

La chip EV è un valore che si ricava attraverso l’utilizzo di un software (così come i BB/100) e per consentire di battere la rake deve attestarsi all’incirca sopra i 30.

Che significa “fare delle chip”? Immaginate di andare all-in alla prima mano di uno spin con A-A e trovarvi di fronte K-K: a prescindere dall’esito del colpo, la vostra equity è circa dell’80% quindi, nel lungo periodo, vi aspettate di vincere 4 volte su 5.

Motivo per cui a livello di EV (expected value) quel colpo vi farà “guadagnare” a prescindere 400 chip (ovviamente nel concreto la differenza tra vincerlo e perderlo è raddoppiare lo stack o uscire, quindi 0 chip o 500 in più).

Questo per quanto riguarda i colpi che vanno a showdown, in tutti gli altri casi le chip perse corrisponderanno effettivamente all’EV). Per ottenere una rendita tale da venir considerata alla stregua di un lavoro occorre tenere una media superiore alle 80 chip a partita per i livelli più bassi (5/10 euro) che dovrebbe poter consentire di guadagnare mediamente dai 5 ai 15 mila euro all’anno (salvo moltiplicatori clamorosi) su non meno di 15mila partite.

Ai middle stakes, ovvero fino ai 25, le aspettative possono superare ampiamente i 20mila euro all’anno (parliamo ovviamente dei top nella disciplina). In generale più si alza il livello e più i margini di guadagno crescono, anche se all’aumentare dell’abilità del field medio diminuisce il valore in chip EV che possiamo realizzare long term.

Ai livelli più alti una chip EV attorno ai 50/60 è sicuramente un ottimo risultato e consente di guadagnare mediamente tra i 30 e i 60 mila euro all’anno.

 

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