Un mese fa, il vlogger KDog ha pubblicato un video in cui spiegava come le partite di poker texane stessero lentamente seccandosi a causa dei giocatori europei, che come locuste sciamano sui tavoli mangiando tutto il grano dei resident.
Giocatori “for profit” (chiamati “Euros”) che si trasferiscono in Texas per qualche mese – fino alla scadenza del Visa turistico – grindando dieci ore al giorno, guadagnando alle spese dei player texani con conseguenze miserabili: nessuno che si diverte ai tavoli, condizioni di gioco tristi e action morente.
KDog è arrivato addirittura a proporre di bannarli (bannarci?) dalle sale da gioco texane! Abbiamo approfondito il discorso e il parere contrario di Lee Jones su Poker.org.
| Room | Bonus | Visita |
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Banniamo gli Europei!
È assurdo proporre che qualunque giocatore, gruppo di giocatori, o demografica di player dovrebbe essere bannata da una poker room pubblica!
Lee ha preferito sostituire il termine “Euros” con “Turisti per profit”, anche perché sembra che nel branco di lupi ci siano anche player sudamericani e di altre provenienze.
Le poker room pubbliche, con licenza statale, sarebbero sul ghiaccio sottile se provassero a bannare questi giocatori. Ci sarebbero troppe polemiche regolamentarie e forse addirittura legali.
Un club in Texas non può rifiutare un’iscrizione in base a genere, razza o nazionalità .Â
Inoltre, giustamente, dove si traccia la linea? Appena un player ha una 3-bet preflop del 10% e un W$WSF del 50%? O deve essere tedesco? E se venissero giocatori forti dal vicino stato del New Mexico? O se un alto numero di resident fosse pesantemente più forte degli altri?
È una lamentela vecchia come il cucco: “Questi vengono a prendere il nostro lavoro, fermiamoli!” E poi i turisti for profit fanno esattamente ciò che ogni capitalista ha imparato a scuola: studiare tanto, lavorare duro, distaccare la competizione, per avere successo.
| Room | Bonus | Visita |
|---|---|---|
| Fino a 2.000€ di REAL BONUS | ||
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La legge del più forte
Insomma, non si può pretendere di essere gli unici ad avere diritto a – perdonate il termine – quei polli da spennare. Se cambia la concorrenza, bisogna adattarsi al field.
Ciò non toglie che possa essere vissuto come un problema, in Texas così come in altri mercati, per i giocatori abituati a un certo standard che vedono il loro margine scendere, minacciato da player più determinati provenienti da chissà dove.
Problema che però non ha una diretta soluzione. Fatte salve le partite private e invitational, pretendere che nulla cambi attorno a sé è un pensiero utopistico.
È come lamentarsi che il field ai tavoli online non sia più quello del 2007.Â
Indipendentemente dalla provenienza dei player, quindi, la regola d’oro del poker è sempre la stessa: gioca in un field di avversari più deboli di te. Se il field in cui ti trovi ti batte, allora puoi scegliere se impegnarti a migliorare o trovare un tavolo migliore.
Che ne pensi? Come reagiresti se venissero dei reg inglesi in pianta stabile nel tuo circolo, e ne uscissero sempre vincenti? Dicci la tua su Facebook!






