Nella nostra trasferta alle WSOPE Praga 2026, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giuliano Bendinelli, uno dei maggiori rappresentanti del poker italiano.
Solo pochi mesi prima, “Giuli90” ha vinto il suo primo braccialetto proprio alle World Series Of Poker Europe, quando si facevano nella storica sede di Rozvadov. In quella occasione avevamo già intervistato Bendinelli da remoto, ma questa volta abbiamo voluto sentire la sua voce in prima persona, e dopo qualche tempo utile per elaborare il momento.
In questo articolo puoi leggere la trascrizione integrale dell’intervista, oppure andare in fondo per vedere il video! Buona lettura/visione.
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Il braccialetto WSOPE di Giuliano Bendinelli
Un’emozione indescrivibile. Credo che sin dall’inizio della mia carriera i due goal fossero quelli di vincere un EPT e di vincere un braccialetto. Ho avuto, insomma, la fortuna e la resilienza di ottenere entrambi e mi sento molto fiero di me stesso, ma anche chiaramente un privilegiato per aver coronato tutto quello che poteva essere un mio sogno.
E se a queste due grandissime vittorie ci unisco anche la Global Poker Masters, che ho vinto nel lontano 2015, che era una sorta di mondiale a squadre in cui c’era anche l’inno nazionale – quindi era una cosa anche goliardica – contro i migliori giocatori al mondo, in cui sono stato anche eletto MVP del torneo… quindi, insomma, dal punto di vista della gloria diciamo che ho vinto tutto quello che si poteva vincere. Quindi mi reputo molto, molto soddisfatto.
Giuliano così anticipa la domanda che volevamo fargli: pare che il momento più emozionante della sua carriera sia la Global Poker Masters.
Da una parte sì. Dall’altra ovviamente l’EPT Barcellona forse ha qualcosa, ha un sapore speciale, un po’ perché era l’EPT dei record, un pochettino perché chiaramente c’era anche un impatto economico molto importante, ma anche dal punto di vista della gloria forse l’EPT è in assoluto il circuito a cui sono sempre stato più legato, quello che ho giocato di più.
Quindi pensare di andare a vincere l’EPT più grande della storia del poker è qualcosa che mi mette ancora i brividi adesso che sono passati, insomma, tre anni e mezzo da quando l’ho vinto.
I segreti per vincere a poker
Nell’intervista post braccialetto, Bendinelli parlava di aspetti estranei alla mera tecnica. Uno di questi era la tenuta psicofisica, che abbiamo voluto approfondire.
Sì, beh, innanzitutto perché proprio quel torneo, nel final day, era durato diciotto ore. Stiamo parlando del fatto che abbiamo iniziato a giocare a mezzogiorno ed è finita alle sette e rotte del mattino, quindi penso che in una giornata del genere la tenuta psicofisica sia forse la cosa più importante, ancora più importante dell’aspetto tecnico.
Comunque diciamo che non c’è una cosa prevalente sull’altra e bisogna avere un po’ tutte le componenti. Quindi senza tecnica non vai da nessuna parte, ma viceversa anche senza tenuta psicofisica… è tutto importante: dall’alimentazione al sonno, alla strategia, alla tattica, alla tecnica. Tutto poi va a partorire un’equazione e i grandissimi giocatori hanno tutto, insomma.
Con la parola “tattica” ci ricorda che qui risiedeva un’altra “soft skill” che Giuliano ha riconosciuto essere molto importante.
Beh, nel torneo non puoi andare sempre in quinta perché sennò fondi il motore. Quindi, insomma, ci sono dei momenti del torneo dove, tra virgolette, devi subire l’aggressione degli altri e devi rimanere a galla, devi sopravvivere. È molto importante la life tournament.
Ci sono degli altri momenti dove invece sei tu che devi spingere, quindi devi saper essere sia incudine che martello. È molto, molto importante saper cambiare le varie marce, non a caso, ma a seconda dello stack, degli avversari al tavolo, del momento del torneo.
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Per la strategia pokeristica, i modi di migliorarla li conosciamo. Ma questi aspetti come si ottimizzano?
Ma banalmente con l’esperienza. Insomma, mano a mano che vai avanti impari dai tuoi errori e poi cerco di essere sempre distaccato da quello che è l’aspetto emotivo, quindi monetario in primis, ma anche emotivo degli up and down che ci sono durante un torneo, ma ancora di più durante una trasferta intera.
Cerco di essere focused, concentrato al mille per mille solo sulla mia prestazione, che è poi l’unica cosa che posso controllare, quindi sul fare la performance migliore possibile.
Ho dovuto lavorare abbastanza, ma diciamo che ero già parecchio predisposto a tenere le emozioni da parte. Sono abbastanza freddo, riesco a essere abbastanza freddo nel sapere quando separare l’aspetto emotivo dall’aspetto performance, dall’aspetto razionale.
Tutte queste sfaccettature quanto pesano poi effettivamente nel bagaglio di skill di un giocatore? Riescono anche a compensare lacune nella tecnica?
No, beh, allora a certi livelli quella è imprescindibile, ovviamente. Però non voglio dire che la si dia un po’ per scontata, ma a livelli alti, a livelli di high roller, ma anche di main event in late stage diciamo dal day 3 in avanti, chi più chi meno comunque non c’è quasi nessun giocatore scarso. Quindi tecnicamente sono tutti almeno bravini, se non bravi o bravissimi.
Quindi la differenza spesso e volentieri la fanno altri aspetti, tipo quelli della tenuta mentale, tipo quella banalmente del riposo e quindi di quanto sei focused.
I tornei sono spesso una maratona, soprattutto i main event: durano sette giorni. Quindi saper gestire le emozioni, saper far andare giù l’adrenalina per dormire bene, poi far riandare su l’adrenalina per essere performante… c’è un bel lavoro dietro a tutto questo.
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La mano indimenticabile
Giuliano è un player di grande esperienza ormai, e di mani ne avrà giocate fin troppe. Ma eravamo curiosi di vedere se ce ne fosse una che non se ne andrà mai dalla sua mente, una che racconterà ai suoi nipoti prima o poi.
Se devo dire una mano, ce l’ho: perché siamo 6 left all’EPT di Barcellona, insomma, dopo essere rimasto con un buio. Dopo il triple up con asso-quattro avevo tre bui e mezzo, insomma tutti foldano e Kowalski mi mette all in. Io chiaramente ho due bui dietro, quindi chiamo. Allo showdown io ho 5♥4♥, lui ha QΧ2Χ off: è un colpo al 50%.
E il board recita KΧKΧ6Χ, turn 6Χ, quindi sono praticamente drawing dead, non posso più vincere perché c’è doppia counterfeited, quindi anche se prendessi il cinque o il quattro non sarebbero buoni, ovviamente.
E quindi sto già dando la mano a tutti, no? E sento un boato enorme alle mie spalle. Mi giro, vedo A♠.
Insomma, lì per lì, con l’adrenalina del momento, sapevo di non poter più vincere, avevo un po’ sottovalutato l’aspetto dello split pot e invece, insomma, splitterò quel piatto, rimarrò con tre bui e poi il resto è storia.
Quindi, voglio dire, questa mano, per il fatto di aver già dato la mano agli avversari, è un po’ come se fossi uscito dal torneo e poi fossi risorto dalle ceneri. E addirittura la cosa divertente è che un paio d’ore dopo ridarò la mano a Kowalski, però in quel caso non più perché lui aveva eliminato me, ma perché io avrò eliminato lui. Quindi è una storia molto divertente, non me la dimenticherò mai.
Il supporto della famiglia
L’ultima domanda dell’intervista è stata questa: “se ci fosse una persona che vorresti ringraziare per quello che hai ottenuto in carriera, per quello che sei diventato oggi, chi sarebbe?”
Allora, in primis voglio ringraziare me stesso per la resilienza e la perseveranza che ho dimostrato anche nei periodi no, che è una caratteristica fondamentale di cui ho parlato anche molto nel mio TEDx e per me è una delle componenti fondamentali che fanno una carriera pluridecennale come la mia.
Però altresì voglio ringraziare mia mamma, che mi ha sempre supportato in tutto quello che ho fatto incondizionatamente, e poi mio papà , che ora non c’è più, però prima, nella carriera calcistica, la seguiva assolutamente da vicino essendo un fan, e comunque anche nel poker, anche se ci capiva poco tecnicamente, mi supportava.
Quindi, insomma, i miei genitori — mio papà che purtroppo ora non c’è più e mia mamma invece che è sempre un mio punto fermo — sono state assolutamente due persone fondamentali in tutti i traguardi che ho raggiunto.






