Alex Foxen: “Foldare è un’arma, ma è difficile da capire”

da | Nov 25, 2025

Alex Foxen wsop

La teoria del poker ha fatto progressi enormi da quando ci si limitava a “tight is right” e small ball: l’arrivo della GTO ha rovesciato il modo in cui i pokeristi imparano, ma qualcosa del passato rimane molto utile e importante ancora oggi.

Almeno, questo è quello che si evince dalle parole di Alex Foxen, riportate da Chip Leader Coaching su YouTube, che ricorda al mondo l’importanza di saper lasciare andare. Meno scontata di quanto sembri.

 

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Folding is a weapon

“Quando facciamo grandi fold più e più volte, in genere lo facciamo perché siamo in grado di prendere queste decisioni +EV in cui magari la teoria o altre persone perderebbero più soldi.

E questo è il tipo di mentalità del “folding is a weapon”, che può essere molto utile con questo tipo di riflessioni.

Ed è una cosa con cui ho sempre fatto una enorme fatica: riuscire davvero a vedere lo schema in termini di EV, e che foldare non significa perdere.”

Foxen con queste parole prima di tutto implica che fare grandi fold è meno spettacolare ma altrettanto utile che fare grandi call, ma soprattutto che è una delle grandi differenze tra i migliori al mondo e la maggior parte dei giocatori.

Foldare è un’arma, e spesso è difficile da comprendere perché subconsciamente viene associato alla sconfitta: noi ci arrendiamo, l’avversario vince.

Ma il poker non è così, e, riportando le sue esatte parole, dobbiamo vedere lo schema in termini di EV. Anche il fold ha un valore atteso, che quando è maggiore delle altre opzioni deve essere la nostra scelta.

Quindi, impariamo a capire l’EV non solo del fold, ma di tutte le possibilità. Difficile? Sì, ma that’s poker.

 

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Il ruolo del giocatore dopo il solver

“Ed è per questo che penso che la teoria sia una prospettiva così limitante: perché se distribuisci una mano e Pio Solver sta giocando in ogni seat, potremmo sostanzialmente — a parte il fattore di randomizzazione delle diverse decisioni — calcolare direttamente e con precisione, da una prospettiva di EV, come ogni mano abbia, in base alla distribuzione delle carte o al mescolamento del mazzo, un EV predeterminato per ogni seat.

E il nostro compito, come giocatori, è manipolare quell’EV a nostro favore.

Quindi: vincere di più quando abbiamo la mano migliore, perdere di meno quando abbiamo la mano peggiore, e fare del nostro meglio per massimizzare entrambi i lati di questa equazione.”

Come fare? Qui arriva la parte difficile. Le sfumature del poker sono infinite, ogni situazione è unica e irripetibile. Solo con lo studio e l’esperienza possiamo raffinare il nostro gioco per avvicinarci sempre di più alla perfezione.

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