“I tedeschi ridevano di me perché vincevo e non capivano il motivo.” Alex Foxen non usa tanti giri di parole per descrivere il clima ai tavoli negli anni in cui i solver iniziavano a cambiare il poker high stakes.
Dall’altra parte c’erano alcuni dei player più preparati e dominanti del pianeta, mentre lui, almeno ai loro occhi, era il ragazzo troppo aggressivo che apriva troppo, bettava troppo e sembrava destinato a regalare chips. Insomma, un personaggio da deridere nella loro visione.
Però oggi, quando parliamo di Foxen, lo facciamo sempre con una grande stima e rispetto. Si tratta probabilmente di uno dei giocatori più forti in circolazione, risultati alla mano. E forse il suo segreto era proprio in quei “nerd” tedeschi…
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L’episodio è emerso nel podcast di GTOLab, condotto da Chance Kornuth, dove Foxen ha ricordato il confronto con la generazione tedesca che per prima aveva portato i solver dentro il poker moderno. E ha aggiunto un dettaglio interessante: quella condiscendenza, invece di fargli abbassare la testa, è diventata una delle molle principali della sua carriera.
Il dominio tedesco
Apre i giochi Chance, che ricorda i tempi in cui i player tedeschi erano il terrore del poker: “Durante la tua ascesa, questa crescita meteoritica, hai avuto anche il piacere di confrontarti con i tedeschi nella prima era dei solver. Com’era giocare contro di loro?”
E Foxen rincara addirittura la dose!
Beh, prima di tutto voglio dire che dire che erano al top del gioco è un’enorme sottovalutazione. Erano così dominanti in quel periodo, era assurdo.
Ricordo che a un certo punto, sono abbastanza sicuro, che i primi cinque del GPI fossero tutti tedeschi. Dominavano tutto. C’erano Fedor, Reiner, Dominik Nitshce, Vogelsang.
Erano le persone che per prime hanno scoperto i solver, le prime a implementarli davvero.
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Le loro risate sono state la mia forza
Ma per Alex Foxen, contro-intuitivamente, tutto ciò è stato uno stimolo e non un problema:
Ed è stato molto interessante per me giocare contro di loro. E questa è stata in realtà una delle più grandi motivazioni per me: tutti questi tedeschi.
Credo davvero fortemente che, anche se non ho mai parlato di una mano di poker con Dominick in vita mia, lui sia responsabile di una grande parte del mio successo nel poker, perché mi ha motivato tantissimo.
Ricordo semplicemente la condiscendenza che percepivo da questi ragazzi tedeschi super nerd che vedevano questo tipo grande e muscoloso fare cose che loro ritenevano stupide, che non gli piacevano.
Ero semplicemente troppo aggressivo, aprivo troppe mani, puntavo in troppe situazioni, e loro ridevano sotto i baffi, praticamente mi dicevano che erano contenti di avermi al tavolo, ridevano apertamente di me più volte.
E col senno di poi capisco che tutto questo derivava da insicurezza da parte loro. Era una di quelle situazioni in cui vedevano che stavo vincendo e non capivano il perché e pensavano che non avesse senso.
Quindi volevano semplicemente ridere di me invece di dire: “Cosa sta facendo che funziona?”
Proprio ieri abbiamo pubblicato un articolo che riprende quest’ultima frase, ovvero: come porsi domande per migliorare e non per trovare scuse. Lettura consigliata!






