Nel mercato globale, l’inizio del 2024 del poker online è stato caratterizzato purtroppo da grossi scandali, pratiche illecite come bot e RTA, e vulnerabilità poco accettabili di alcune poker room.
Stiamo parlando delle botfarm su WPN, dei video di enormi sale piene di computer e smartphone che giocano su uno stesso sito, sospetti super-user e molto altro.
Barry Carter di PokerStrategy ha intervistato il presidente di WPT Global (piattaforma di poker online non accessibile dall’Italia in quanto priva di licenza ADM. Scopri le migliori poker room) nonché ex dipendente del reparto sicurezza di PokerStars Alex Scott, che – a nostro avviso anche cercando di portare un po’ di acqua al suo mulino – ha regalato qualche pensiero e insight su come combattere il cheating online.Â
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Il primo pensiero è uno di quelli così semplici eppure così poco ascoltati, che è necessario da riportare. Quando gli viene richiesto un parere su questi scandali, Alex risponde:
“Onestamente sono arrabbiatissimo. È deludente vedere alcuni dei più grandi operatori del mercato fallire nel cercare di prendere seriamente l’integrità del gioco e la cyber-sicurezza.Â
Dall’altro lato, spero che sia una buona sveglia per la community. Un’altra volta questi operatori ti hanno mostrato chi sono, e allora credici! Vai a giocare dove l’integrità del gioco viene presa seriamente, dove comunicano con te onestamente e apertamente, un posto dove ti puoi fidare.
Quando lavoravo per PokerStars i problemi c’erano, ma noi li prendevamo seriamente e i giocatori lo notavano. Ora, la gente gioca nei big sites con l’idea di non potersi fidare ma di non avere alternative.”
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Proseguendo nell’intervista, Scott offre una piccola panoramica del funzionamento dei sistemi di sicurezza e integrità , in particolare A5 Labs, una tecnologia fondata da appassionati poker player che vennero truffati, non ricevettero supporto dai siti, si organizzarono spontaneamente per le indagini e si resero conto di poter offrire un servizio molto migliore.
Ora, pare, le poker room individuano automaticamente grazie alle loro statistiche interne gli account malevoli, per circa il 95%-99% del totale dei ban. La forbice dipende dal grado di tolleranza deciso, a seconda di voler accettare più falsi positivi, o di permettere che qualche account scam passi inosservato.
Quindi il ruolo delle segnalazioni degli utenti ammonterebbe a circa l’1%-5%, ma Scott sottolinea come sia comunque un lavoro essenziale, e che è molto meglio ricevere più report che troppo pochi. Inoltre, con i nuovi software, anche per gli utenti è più facile individuare chi gioca in modo disonesto.
Viene elogiata anche la partnership con GTOWizard e lo strumento Fair Play. Senza rivelare nulla, Scott suggerisce che ci siano altri sistemi di controllo in via di sviluppo.
L’intervista si conclude con una riflessione futura. Sia l’intervistatore che Alex Scott concordano nel fatto che arriverà il giorno in cui sarà importante verificare l’esistenza di un essere umano dietro al monitor, e per un periodo potrebbe essere necessario dal lato utente rinunciare a un po’ di libertà e diritti. Nello specifico la privacy, per dimostrare di essere umani.
Già oggi è attivo un protocollo che prevede una videochiamata con un sospetto, che viene interrogato sul poker o gli viene chiesto di giocare in diretta. Spesso è un’attività poco gradevole per il giocatore, ma è necessaria per investigare un caso, e quindi essenziale per mantenere degli alti standard di sicurezza (che in fondo è quello che vogliamo).
Un po’ come lo strumento reshuffle. Alcuni si sono lamentati perché sparisce il card bunching effect e tutte le sue coneguenze sui range in gioco, ma davvero questo piccolo ostacolo teorico vale di più di non avere bot e collusion contro di noi?






