Ike Haxton è uno dei giocatori più rispettati del panorama high stakes. Sulla cresta dell’onda da quasi 20 anni, con una nona posizione nella All Time Money List, oltre alle sue indiscutibili capacità tecniche, Isaac è famoso anche per il suo mindset d’acciaio.
In un podcast recentemente pubblicato su YouTube e condotto da Jonathan Jaffe, Ike parla più nel dettaglio della sua capacità di gestione delle emozioni.
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Perdere? No problem.
Tutto parte da un racconto di Jaffe, che ricorda un suo double up contro Haxton in bluff. Ike, invece di preoccuparsi della sconfitta, come se non fosse successo niente ha corretto la dealer che stava chiedendo a Jaffe un numero sbagliato di time bank.
Anche Jason Koon disse di non aver mai conosciuto qualcuno gestire le sconfitte bene quanto Haxton. Allora, qual è il segreto?
Probabilmente, è soprattutto qualcosa che ho sempre avuto e non sono sicuro esattamente da dove provenga. Col tempo ho cercato di coltivarlo consapevolmente, perché mi sembra una capacità utile.
Dal punto di vista dell’ottimizzazione del tuo gioco, è fondamentale non farsi condizionare da certe cose. E lo è anche per la qualità della vita di chi compete e gioca per denaro: se riesci a non stare male per le sconfitte lontano dal tavolo, il tuo benessere ne guadagna.
È qualcosa che prendo molto sul serio e su cui lavoro, ma è anche un’abilità che mi è venuta piuttosto naturale, per motivi che non dipendono da me.
Mio padre mi ha raccontato che, già da ragazzino, quando giocavo a sport competitivi, si notava questa mia caratteristica. Durante la partita sembravo essere il più determinato a vincere, ma una volta finita, se perdevo, me ne facevo una ragione immediatamente, mentre altri ragazzi restavano abbattuti. Penso sia un tratto della mia personalità .
Il ruolo della meditazione
Mi sono chiesto da dove venga, ma non lo so con certezza. Però è qualcosa su cui ho lavorato molto come giocatore di poker professionista. Se noto che sto avendo pensieri negativi sulla sconfitta, me ne accorgo subito e mi dico: “Ok, mi sento giù per aver perso. Non è utile, non è piacevole. Non devo combattere questa sensazione, ma neanche attaccarmici. Posso lasciarla andare.”
La meditazione mi ha aiutato molto in questo. Il concetto base è imparare a riconoscere le emozioni senza respingerle, ma anche senza farle proprie. Notarle e lasciarle scorrere via. È chiaro che il contrario—ovvero aggrapparsi ai pensieri negativi e rimuginare sulle sconfitte—non porta a nulla di utile. Quindi, quando le riconosci come rumore irrilevante generato dal tuo cervello, diventa più facile ignorarle.
Inoltre, essere in una fase della mia carriera in cui ho fiducia nel mio gioco e non subisco le oscillazioni economiche come una questione di vita o di morte aiuta molto. Non c’è alcun motivo valido per essere troppo attaccati ai risultati giorno per giorno.
Però sì, è un aspetto che ho sempre considerato una priorità e di cui sono un po’ fiero. Quando sto affrontando una giornata difficile, perdo diversi buy-in eppure non me la prendo, mi dico: “Ehi, è un bel test per la mia tenuta mentale.” Se riesco a ridere di aver fatto cinque bullet e chiamarlo “spassoso”, se riesco a vivere quella situazione in modo leggero, quasi divertente, senza auto-giudicarmi, allora ho vinto in un altro senso.
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Non gioire per le vittorie
Jonathan prende la palla al balzo e dice la sua, altrettanto interessante.
So che può sembrare strano, ma credo che sia fondamentale. E infatti un consiglio che do ai giocatori che faticano ad accettare le sconfitte è questo: forse devi imparare a goderti meno le vittorie. Se vuoi che perdere ti faccia meno male, non puoi provare un’estasi esagerata quando vinci.
Ricordo un periodo in cui, all’inizio della mia carriera, andavo a cena con mio padre una volta a settimana. Se avevo vinto, mi chiedeva quanto avevo fatto e condivideva il mio entusiasmo. Se avevo perso, invece, evitava l’argomento per non farmi sentire male. Dopo un po’, gli ho detto: “Papà , non voglio più parlare dei miei risultati. Se celebriamo le vincite ma ignoriamo le sconfitte, finisco per sentirmi male quando c’è silenzio.”
Ho voluto diminuire le discussioni sui miei risultati a poker, volevo che ricoprissero una parte più piccola della nostra relazione.
Ho adottato questa mentalità anche con altre persone e con me stesso, soprattutto agli inizi quando non conoscevo altri player. Se vuoi essere emotivamente distaccato dalle perdite, devi esserlo anche dalle vincite. Altrimenti, sei destinato a vivere oscillazioni emotive pesanti.
Haxton approva il pensiero di Jaffe e conclude:
Ovviamente, provo più piacere quando vinco che quando perdo, e non dico che non bisogna godersi nulla. È giusto celebrare un grande risultato, altrimenti il gioco diventa solo un esercizio sterile. Ma ho cercato di ridurre l’attaccamento emotivo ai risultati nel complesso. Alla fine della sessione, la domanda che mi faccio non è “Ho vinto o perso?”, ma “Ho giocato bene?”.
Se inizi a pensare in questo modo, il poker diventa più sostenibile. Se invece ti lasci travolgere dalle emozioni, rischi di distruggerti da solo.






