Luca ‘iL-DottoreX’ Castellaneta campione Ultra-Deep Carnival Series: “L’idea era di giocare il final table con tutta la pressione ICM”

da | Feb 25, 2026

luca il-dottorex

Ieri notte Luca ‘iL-DottoreX’ Castellaneta si è imposto al Ultra-Deep Carnival Series di PokerStars – Sisal centrando la moneta più grande della sua carriera pokeristica.

Ma per il 27enne di Salerno la giornata post-vittoria non è stata troppo diversa dalle altre. Pur con tutto il carico di euforia del caso, Luca si è alzato come sempre alle sei e mezzo per andare a fare il suo lavoro di tecnico radiologo. Tornato a casa, in serata ha risposto alle nostre domande.

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Al final table

Ciao Luca, ieri abbiamo visto il replay del tavolo finale, come lo hai affrontato?

Partivo con uno stack medio perché mi ero un pochettino accorciato. In bolla final table ho subito tantissima pressione dato che c’era il chipleader skillato, un nuovo account che non so a chi appartenga ma sicuramente è un ottimo player. In bolla FT ho dovuto lasciare il pallino del gioco a lui, quindi di conseguenza mi sono accorciato senza perdere colpi. Però arrivato al final table mi sentivo molto confident. Devo essere onesto perché nonostante fosse un torneo che metteva in palio una bella cifra, l’unico che temevo era ‘Negelav’, che appunto però avevo alla mia sinistra.

Ti sei aggiustato in qualche modo particolare?

Sostanzialmente la mia idea ovviamente era di giocare con tutta la pressione che c’era data dall’ICM. Studio molto queste dinamiche di ICM e ci tengo molto a non fare errori, soprattutto in queste fasi. Gli errori in cEV hanno un impatto monetario relativo, mentre gli errori in ICM, soprattutto in questi tornei qua, spostano carriere.

Ovviamente non parlo del torneo che dà 20K al primo, ma in generale gli errori in ICM spostano veramente troppo. Quindi mi sono detto che avrei subito la mia pressione man mano che andavo avanti. Ma subito all’inizio del final table, apro le dame e mi tribetta un avversario contro cui mi ero già schiantato verso i venti left con coppia di donne contro coppia di re.

Sapevo che avesse top range, però purtroppo in queste dinamiche secondo me non ci sono alternative, QQ è uno shove 100%. Se avessi avuto coppia di jack probabilmente avrei flattato o avrei foldato, ma con QQ ero al bottom dello shove. Lui ci mette anche qualche secondo a callare e gira KK, una dama flop fa il miracolo.

Dopo questo boost allo stack hai cambiato atteggiamento?

Ho continuato con la mia strategia passiva, che appunto era data dal fatto che Negelav avesse comunque un po’ più chips di me. Secondo me se il chipleader ha anche una sola fish in più di te, per estremizzare il concetto, è lui che deve fare il gioco e tu da secondo in stack devi subire la sua pressione, soprattutto se è un giocatore che la sa mettere. Tanto sapevo che le carte poi sarebbero arrivate. A un certo punto però ho visto che non avevo avuto ancora incroci favorevoli al final table e ho iniziato a essere un po’ più aggressivo. L’atteggiamento ha ripagato: per esempio c’è stata una mano in cui apre UTG, flatta ‘LAGIOSTRA’ e io squeezo QTs da small blind facendo foldare entrambi. ‘LAGIOSTRA’ aveva AQ.

Chissà cosa pensava tu avessi…

Diciamo che la mia strategia di essere passivo all’inizio ha fatto sì che gli avversari temessero le mie mosse, in quanto ritenevano che avessi top range in determinate dinamiche. Per il resto, ti dico, in linea di massima ho giocato il giusto. Qualche bluffettino, qualche bluffcatch, però diciamo secondo me tutto abbastanza regolare.

 

Il deal tre left

E a tre left è arrivato quel deal alla pari

All’inizio non avevo proprio pensato al deal. Poi è uscito il reg ‘Negelav’, che era l’unico avversario del tavolo finale che temevo, e pensavo di giocare. Poi mi è arrivato un messaggio del mio amico ‘andrea666a’, che mi dice ‘ma perché non vale più un deal?’ e in quel momento mi si è accesa una lampadina. Ci ho iniziato a pensare ma avevo bisogno di riflettere, tant’è vero che tre o quattro volte ho rifiutato il deal. Poi alla fine l’ho accettato. Questo perché in buona sostanza ho pensato che i miei avversari non comprendessero la pressione ICM che c’era realmente. Quindi tra i 7.000€ di differenza fra il secondo e il terzo posto, e il fatto che secondo me loro non sentivano quella pressione, ho iniziato a pensare seriamente al deal.

Mi chiedo come tu abbia fatto a convincere il chipleader a dividere alla pari.

Io ero più short ma per me quello non era il problema principale perché comunque pensavo che con le mie skill avrei potuto recuperare il gap. Ma ho pensato che pur potendo recuperare il gap, gli avversari avrebbero giocato a modo loro. C’erano shove dritti con 22X da bottone e così via… Quindi mi sono chiesto: mi conviene prendere magari un cooler o uscire per uno shove non corretto da parte loro? Ho pensato di prendermi intanto 17K e che restavano 3K da giocare per il primo. Ero sicuro che loro avrebbero mollato un pochettino la presa e che se avessi vinto con il deal avrei portato a casa 20k. Quindi mi sono assicurato questa bella cifra, che è comunque una cifra importante  e a oggi è il mio best score su Pokerstars.

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Solo per la vittoria

Dopo il deal avevi solo la vittoria nel mirino

Sì, ma per me potevano essere anche solo cento euro, avrei giocato ugualmente col sangue agli occhi perché sono un perfezionista e voglio vincere sempre. Anche se faccio un deal in cui prendo meno del primo, devo comunque vincere perché quello è il mio obiettivo. Per me il secondo classificato è il primo dei perdenti, punto e basta, non ci sono scuse. Poi ovviamente si può perdere, ma non bisogna mai mollare un centimetro. In heads-up dopo tre mani avevo già notato che il mio avversario foldava troppo. Quindi mi sono detto che ce la potevo fare. Mettevo pressione, aprivo, cbettavo sempre, qualche volta foldavo, qualche volta no. A un certo punto l’avversario mi ha superato, poi sono riandato sopra io. Diciamo tutti colpi piuttosto standard finché è arrivata la mano dell’epilogo.

Questa vittoria cambia qualcosa del tuo percorso pokeristico?

No. Nello short term continuerò a giocare online con la prospettiva di intensificare le presenze live sul medio periodo. Sul lungo periodo voglio scalare il gioco fino ai livelli più alti e passare poi sul dot com.

Quanto studi oggi?

Due o tre ore a settimana in cui sto col culo sulla sedia e riguardo i tornei e le mani giocate. Di solito mando le mani della sessione precedente al mio coach, Domenlan, che mi risponde in tempo zero. Mi capita di giocare magari 18 tornei ma se in un torneo sbaglio una mano, magari posso anche vincerlo, però quella mano non mi fa dormire. Quindi la mattina mi sveglio, metabolizzo e mando la mano al coach. Per me il confronto sugli spot dubbi è la base di tutto, al di là delle review in generale. Hai presente il film Millionaire?

Francamente no.

C’è questa persona che partecipa alla trasmissione televisiva ‘chi vuol essere milionario’ che una risposta dopo l’altra arriva a vincere un milione. A ogni domanda risponde andandosi a collegare con episodi di vita che ha vissuto in passato, che lo portano a dare la risposta giusta. Il mio parallelismo è di cercare in ogni spot di ricollegarmi a qualcosa che è già avvenuto. Quindi quando una mano mi suscita una emozione la metto nel cassetto della memoria e quando ritrovo uno spot simile, a 10 left del torneo di ieri sera per esempio, scavo in quel cassetto come nel film Millionaire.

 

In streaming

Oltre a lavorare come tecnico radiologo e a grindare, dove trovi il tempo per gli streaming live?

Adoro andare in streaming, farmi conoscere, far vedere, anche al player che si sta lanciando oggi nel mondo del poker, cosa si può costruire, a cosa si può arrivare, che dietro ogni mossa ci sono dei dei pensieri. In generale penso che sia fondamentale avere un pensiero, poi che sia corretto o sbagliato si può affinare, però bisogna pensare. E quello che voglio far vedere alle persone che mi seguono è che c’è un pensiero. In più dico un’altra cosa: non so se sono un player temuto o meno dagli altri, qualcuno mi ha fatto capire che non mi reputa un buon player, ma io in generale voglio arrivare a cercare di sbagliare il meno possibile, ma soprattutto a evitare di sbagliare quando so che sto sbagliando, che quello è stato un mio limite importante in alcuni frangenti ed è quello che voglio affinare.

Ripeto, se sbaglio, voglio sbagliare perché non so che sto sbagliando, se invece lo so c’è qualcosa che che non va. Per quanto riguarda gli streaming, mi piace condividere le gioie con con i ragazzi e sotto un certo punto di vista anche farmi volere bene, tant’è vero che entro nel merito della discussione di un vostro sondaggio in cui si parlava degli streamer che insultano. Io penso che si possa dare a un player dell’occasionale, non c’è niente di male. Si può anche dire che un player magari è scarso, non c’è niente di male. Si può anche dire “quel player cosa ha combinato? Quello è scemo!” In generale ci può stare la parolina perché si è in live e non si è robot, ma penso che il mio obiettivo nello streaming è comunque evitare di tiltare, perché di base non tilto. E non insultare. Diciamo che voglio trasmettere solo messaggi positivi, e il mio messaggio positivo in definitiva riguarda il prendere le decisioni giuste.

Poi le carte che scenderanno non dipendono da noi, non possiamo sceglierle, ma possiamo scegliere quelle che sono le nostre move. Se noi prendiamo le decisioni giuste, nel lungo periodo vinceremo i soldi. Io li ho vinti ieri, chiunque altro li può vincere domani, se studia, se si impegna, se ha costanza, voglia e determinazione. Quindi, per chiudere sullo streaming, ribadisco: mi piace condividere nozioni, mi piace il confronto e soprattutto mi piace condividere e trasmettere messaggi positivi. Voglio distinguermi dalla massa di streamer che tiltano, urlano e insultano persone gratuitamente, dato che già il poker sotto alcuni punti di vista è un ambiente tossico, dove ci sono molte persone che insultano e così via. Io invece voglio distinguermi e sotto un certo punto di vista ho piacere se le persone mi vogliono bene.

Dietro quell’asso river che mi ha fatto vincere lo Ultra-Deep Carnival Series ci sono tanti scoppi che ho fatto e tanti scoppi che ho subito, ma soprattutto tanto tanto impegno e quattro anni di esperienza online e di voglia di arrivare. Alle mie spalle c’è una moglie fantastica e quindi va bene così.

Come riesci a conciliare lavoro, grinding e vita di coppia?

Mia moglie è una santa e mi supporta già da quando eravamo fidanzati. Capitava che magari eravamo al mare e io alle cinque dovevo andare via perché iniziava il torneo da 15€ che non potevo mancare, e lei mi seguiva senza fare problemi. A volte lei crede in me più di quanto non faccia io stesso. Ogni mia vittoria è dedicata a lei. Insieme diamo un valore all’aspetto economico. Per festeggiare una bella vittoria a poker non sperperiamo soldi ma magari festeggiamo andando al supermercato a fare una spesa random mettendo nel carrello più cose possibile.

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