Isai Scheinberg: “Rimborsare le vittime del Black Friday fu la svolta”

da | Nov 7, 2025

isai scheinberg

Qualche giorno fa abbiamo riportato la prima parte di un’intervista a Isai Scheinberg, il fondatore di PokerStars, che ha appassionato i nostri lettori con i racconti dei primi tempi della picca rossa, i valori e le sfide affrontate.

Scheinberg cambiò completamente il mondo del poker, e Brad Willis e Lee Jones, gli inviati di Poker.org per questa intervista, lo sanno meglio di chiunque altro. Erano infatti dipendenti di Stars, proprio quando arrivò il nefasto Black Friday, e ricordano bene ciò che Isai fece per loro.

In questa seconda parte dell’intervista vedremo un lato un po’ più personale di Isai Scheinberg, meno focalizzato sullo sviluppo di PokerStars. Buona lettura!

 

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Isai Scheinberg… al tavolo da poker

Sei tornato a Las Vegas a giocare qualche torneo, come il Main Event delle WSOP, ma anche quello che giocherai oggi. Non lo fai certo per i soldi, quindi perché lo fai?

Perché amo giocare tornei, e ora ho un po’ di tempo per venire a Vegas! Giocai un evento da 2.500 dollari alle WSOP nel 1999, credo, quando lavoravo ancora in IBM, e andai a premio.

Mi sono divertito, e mi diverte ancora! Se smettessi di divertirmi, non verrei più. È vero, non è per i soldi, è una questione di spirito.

Allora ne approfitto per parlare di una tua vittoria abbastanza famosa. È vero che nel 2014, nell’High Roller dell’Isola di Man, rifiutasti un deal a due?

Non lo ricordo bene, ma sì, può darsi. Non ho mai fatto deal, era un mio principio. I deal servono a chi ha bisogno di soldi. Io gioco a poker.

 

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Come Isai creò il poker di oggi

So che non ami parlarne, ma sai che molte persone pensano che tu sia il principale responsabile del modo in cui è diventato il poker moderno. Cosa ne pensi?

Credo che i contributi principali siano stati due: il primo aver creato un sito bello, affidabile e con tornei fantastici, dove i giocatori si sentivano rispettati e dove la gente amava giocare non solo per la liquidità ma anche per molte altre cose.

Il secondo è stato quando arrivò il Black Friday, eravamo molto concentrati e la nostro primo pensiero è stato restituire subito i soldi ai giocatori americani.

Lo avevamo promesso e dovevamo mantenerlo. Quando ci estromisero dal mercato americano, i nostri avvocati dissero che ci sarebbe voluto un anno. Io dissi: “No. Adesso.” E pagammo entro una o due settimane.

Quando poi Full Tilt non riuscì a farlo, ci impegnammo a trovare un modo per rimborsare anche i loro giocatori. Era importante per l’intera industria. Fu particolare, il dipartimento di giustizia dovette vendere gli asset di una difesa all’altra difesa, credo non sia mai successo nella storia!

E un’altra priorità era la gente. Decidemmo di non licenziare nessuno, nemmeno in Costa Rica o in Australia. Continuammo a lavorare, spostandoci sull’Europa, e l’azienda continuò a crescere.

Era il nostro spirito di fare le cose. Clienti e dipendenti: le due cose più importanti. I soldi vengono dopo, non prima.

 

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Il presente e il futuro

Cosa fa oggi Isai Scheinberg?

Ho dei nipoti, e quello è già molto importante. Partecipo anche molto al mondo degli scacchi: mio padre era un giocatore, rappresentò la Lituania alle Olimpiadi degli scacchi. Gioco su chess.com, ogni giorno. Abbiamo anche comprato alcune quote lì.

Inoltre aiuto i miei figli a gestire i loro affari e il family office. Facciamo anche molta beneficenza, sia sull’Isola di Man che nel resto del mondo. Mio figlio Rob, ad esempio, gestisce “Dog Tales”, un rifugio per cani molto noto a livello mondiale, e ha anche un ospedale veterinario.

Ti propongono mai di tornare nel mondo del poker?

A volte sì, ma non vedo il motivo. Per ripetere quello che abbiamo fatto sarebbe ormai troppo tardi.

Quindi, non per ora… forse domani.

Come vuoi che ti ricordino, quando non ci sarai più?

Voglio che ricordino che milioni di persone hanno riavuto i loro soldi grazie alle decisioni che abbiamo preso.

 

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