Le emozioni ricoprono un ruolo importantissimo nel poker. Ne abbiamo parlato in tutte le salse, soprattutto per capire come affrontarle.
Bisogna nasconderle o accettarle? Permettere che passino attraverso il tuo corpo senza che abbiano effetti concreti?
Brad Wilson sul suo canale Chasing Poker Greatness ha affrontato la questione con Justin Saliba, pro high stakes con oltre 10 milioni di vincite live, che ha dato una risposta che vale la pena ascoltare.
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| Fino a 2.000€ di REAL BONUS | ||
| 1.000 Free Spin + 7.000€ di Bonus SPID | ||
| Rakeback giornaliera dal 45% |
Wilson introduce il discorso spiegando che consiglia ai suoi coachati di fare sempre una review light della sessione precedente, per riportarsi a un punto zero emozionale.
Vincendo ci si può sentire imbattibili; perdendo si può perdere anche la motivazione. Vedere che può essere stata colpa di alcuni cooler può riportare con i piedi a terra.
Ecco come risponde Justin per quanto riguarda il regolamento delle emozioni, soprattutto giocando questi buy-in giganteschi.
Justin Saliba e la gestione delle emozioni
È divertente perché ci scherzavo l’altro giorno con un amico. Fa ridere perché sento di aver passato 7 anni a lavorare sulla tecnica ogni giorno, per poi, all’improvviso nell’ultimo anno, concentrarmi esclusivamente sulle cose più semplici: Voglio giocare oggi? Sono carico per questo torneo? Come gestisco questa situazione? Questo avversario bluffa mai?
Pensare queste cose, paragonate a tutto il processo che mi ha portato fino a qui, sembra quasi una cosa ridicola.
Una volta, riguardo alla componente emotiva, facevo ciò che pensavo fosse la cosa da fare, ovvero anestetizzarsi, sopprimere tutte le emozioni, concentrarsi sul fare le giocate +EV possibili, ignorare la varianza, eccetera.
 Gli swing emozionali in quella vita erano davvero bassi. Ma poi ho realizzato che non era la cosa migliore per me.Â
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Non credo che tutti i poker player la vedano allo stesso modo. Ovviamente è pieno di giocatori anche high stakes a cui non importa se runnano bene o male. Per me, per esprimere il mio A-Game, devo preoccuparmene con grande importanza. Di conseguenza arrivano swing molto più alti, ma sento che il beneficio overall è molto più alto.
Gente come Jason Koon e Adrian Mateos vuole vincere a tutti i costi. A volte si arrabbiano, diventano super emotivi.
Io invece, quando siamo 8-left, capisco che non vincerò il torneo molto spesso. Ma credo sia solo un beneficio entrare nell’ottica che vincerò sempre.
Ti incentiva, ti spinge, ti fa fare decisioni lievemente migliori, e provare con molto impegno a trovare le risposte giuste. Da questo arrivano oscillazioni emotive molto più alte, e ho dovuto imparare a gestirle di nuovo, decidere cosa far uscire e cosa no.
Quindi in game mi impegno a cercare di sentirmi in controllo, cercare di essere competitivo, e vedere la vittoria come una cosa importante. Poi, fuori dal tavolo, lavoro sul ricordarmi la matematica, i dati, la scienza dietro.
C’è una specie di bilanciamento tra emozioni e dati che mi tiene centrato.Â






