La matematica del bluff-catch: quando fare un Hero Call

Dic 14, 2023

Hero Call

Senza bluff e hero call, non solo il poker sarebbe meno divertente: sarebbe proprio ingiocabile!

È importante quindi comprendere al meglio la natura delle due azioni, ma soprattutto saper decidere quando queste sono convenienti e quando da evitare a tutti i costi.

Dopo aver parlato del bluff to value ratio (lettura obbligatoria per proseguire nel pezzo) andiamo a vedere come dobbiamo ragionare quando stiamo pensando di effettuare un hero call, ovvero pizzicare l’avversario in bluff con una mano debole.

 

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Parliamo del river, l’unica street dove i bluff e i bluff-catch non hanno equity. Se vi state chiedendo “Perché?” immaginate di puntare in bluff al flop e turn con asso-alta, e al river chiudere top pair. Nelle due prime street eravamo in bluff, ma avevamo equity contro la coppia di K dell’avversario.

Al river invece non ci sono vie di mezzo: se puntiamo e riceviamo un call, possiamo perdere, vincere o splittare.

Proprio per questo motivo, al river chi punta lo dovrebbe fare combinando le frequenze di bluff e di valore in base alla size usata, come recita il “bluff to value ratio”.

Per chiamare un bluff con una mano scadente, la proporzione rimane la stessa anche se il discorso poi si complica un pochino, poi lo vedremo.

Calcolare la frequenza di bluff-catch è abbastanza semplice: faremo break-even se vinceremo un numero di volte pari a bet / (bet + call + pot). Se punta €10 su un piatto di €10, dovremo vincere 1/3 delle volte, se punta €5 dovremo vincere 1/4 delle volte, e se punta €25 dovremo vincere il 41% delle volte.

Ora però ci sono due considerazioni da fare.

 

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La prima è il singolo spot, mano nostra contro range avversario. Dobbiamo, ovviamente, cercare di capire quali mani potrebbe puntare, sia per valore che per bluff.

Prendiamo l’esempio di una bet pot al river, che ci porta in vantaggio se vincessimo più di una volta su tre: il board è 6421010 e noi abbiamo difeso l’apertura di MP con 76.

In questo momento ci preoccupano tutte le pocket pair che battano coppia di 6, che sono sei combo di AA-JJ e 99-88, una combo di TT e tre combo di 77 e 66, totale 43 combo, a cui si aggiungono 4 combo di AJ, KJ, QJ e JT a quadri che improvano in trips, ma conoscendo il gioco di oppo possiamo eliminare le combo di AA senza quadri che avrebbero giocato le street precedenti in modo diverso. Totale 44 combo.

In bluff invece possiamo pensare a tutti i draw di colore falliti: tutti gli assi, i Kappa, Q8s+, J8s+ e 98s. Escludendo i 10 l’avversario bluffa 27 combo di progetto mancato. Per semplicità non pensiamo ad eventuali bluff puri.

Ci sono 71 combo totali, di cui 44 che ci battono e 27 contro le quali vinciamo, in altre parole vinciamo il 38% delle volte, quindi il call è profittevole.

(Nota: un buon esercizio è calcolare il suo bluff to value ratio, pensare a quante mani punterebbe per valore e calcolare il numero di bluff. Poi valutare se realisticamente ne blufferebbe quel numero)

 

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La seconda considerazione è il range con cui ci troviamo al river ad affrontare quella puntata: è importante capire, oltre che il nostro 76s, con quante mani chiameremmo e con quante folderemmo.

Questo ci aiuta a chiederci se abbiamo giocato correttamente le street precedenti, e se non notiamo errori le possibilità sono due:

  • L’avversario gioca quello spot in maniera sbagliata contro di noi
  • L’avversario sta exploitando questa situazione, magari non puntando tutti quei bluff ma checkando behind tutti i suoi progetti di colore all’Asso. In questo modo noi staremmo chiamando troppo spesso (vinciamo il 26% delle volte contro il 33% richiesto).

Poi i ragionamenti possono proseguire a lungo, passando per quali mani di bluff-catch possiamo foldare, come plasmarle a seconda della sua puntata, come reagire a size diverse con lo stesso range eccetera. Buon lavoro grinders!

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