Le origini delle bot farm russe: la nascita dei bot nel poker online

da | Ott 3, 2024

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Una delle breaking news più sconvolgenti dell’anno, almeno per quanto riguarda il poker, è stata senza dubbio la recente inchiesta di Bloomberg che ha indagato sul fenomeno bot nel poker online.

Il reporter Kit Chellel è riuscito anche a entrare in contatto con alcuni dei fondatori delle botfarm russe, a intervistarli e scoprire scandalose verità. Quelle le abbiamo già raccontate ai nostri lettori, e oggi è il momento di scoprire la storia di queste aziende di bot per poker online.

 

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L’inizio come collettivo di grinders

Le indagini di Kit arrivano con una “soffiata” alla Bot Farm Corporation, BF Corp, un gruppo di sede in Siberia che dice di aver assorbito tutti i competitor della zona. Un’operazione di scala così ampia che ricordava un’azienda internazionale. Direttori, programmi di allenamento, dipartimento risorse umane…

Alla base di tutto c’erano degli studenti di Omsk, specializzati in matematica, fisica, economia. Durante il boom del poker post-Moneymaker, in Russia erano diffusi i collettivi pokeristici, in particolare nelle università scientifiche.

All’inizio il collettivo di Omsk ha iniziato a chiedere in prestito soldi ai genitori per stakare altri amici, allenandosi e crescendo insieme. Poco dopo entrò in contatto con un altro gruppo simile, si unirono e aumentarono i guadagni. Così attirarono investitori esterni e reclutarono professionisti per coaching, come Petr Vlasenko che finì per diventare un membro chiave del team.

Il primo bot della Neo Poker Lab.

Passano gli anni, e nel 2012 i ragazzi contattarono un ex Casino Executive, David Fairlamb, spiegando che erano riusciti a costruire quello che probabilmente era il bot di poker più avanzato al mondo, e lo stavano utilizzando con profitto su tutti i siti major.

A quanto pare, questo bot aveva a disposizione un database di 3 terabyte di mani, per trovare la miglior mossa ed exploitare le tendenze avversari in base alle loro stat.

Il sistema si basava su “Reti neurali, regret minimization, approssimazione dell’equilibrio tramite ricerca del gradiente, alberi decisionali, metodi di ricerca ricorsivi, e algoritmi generati da un professional poker player.”

 

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David convinse il gruppo a registrare il bot nella Annual Computer Poker Competition 2012 e 2013, ed è qui che prese il nome Neo Poker Lab. Ottenne dei piazzamenti e una vittoria nel Limit, che David cercò di utilizzare per commercializzare il prodotto.

Un’idea era un software di training con i personaggi di Futurama. Ironicamente, la moglie presenziò all’inaugurazione vestita da bot! Il direttore del gruppo disse anche che nel progetto era coinvolto Moneymaker, ma Chris ha sempre negato la cosa, e il suo nome infine sparì dal sito.

La guerra tra poker room e bot farm

Un paio di anni dopo venne presentato in USA Cepheus, il software capace di giocare Limit Hold’Em in modo perfetto. Neo Poker Lab avrebbe voluto sfidarlo, ma la loro strada era nei soldi e non nell’onore.

Ad ogni modo, ora il mondo sapeva dell’esistenza dei bot, e le poker room iniziarono a preoccuparsene.

Per farla breve, iniziò un botta e risposta tra i meccanismi di individuazione delle poker room, e le risposte dei programmatori dei bot. Se il problema erano i tempi di action, i bot cominciarono a randomizzarli. Se i problemi erano i movimenti del mouse, i bot iniziarono a simulare quelli umani. Addirittura questi bot interagivano in chat come veri giocatori!

Quando le room impararono a riconoscere i bot analizzando i dati e studiando il loro gioco, iniziarono i ban di massa.

 

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Nasce la Bot Farm Corporation

Per il gruppo la questione divenne insostenibile, e così decise di vendere l’accesso al software a diversi partner. Qui presero il nome Bot Farm Corporation. Gli acquirenti, in pratica, componevano un franchise di questa rete di truffe online.

La Bot Farm Corporation poteva guadagnare passivamente, senza doversi preoccupare di creare nuovi account e procurarsi nuovi documenti. E nel frattempo i bot dilagavano più numerosi di prima.

Nel 2018 la BF Corp. decise di smettere di lavorare direttamente con questi partner e di vendere direttamente il software come app per PC o smartphone. Lasciando agli utenti la scelta su come utilizzare questi bot, delegavano la responsabilità e quindi potevano impiegare il tempo a sviluppare le AI, invece di pensare a come non farsi beccare dai siti di poker.

 

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Alcuni acquirenti diventarono praticamente dei grossisti, che si occupavano di rivendere il programma. Un esempio, NZT Poker (sempre russo) attivissimo sui social e che si pubblicizzava così:

Basta decisioni difficili e burnout da stress! Segui le tracce verdi e fai soldi!

A questo punto, dicono, il gruppo riusciva a portare a casa più di 10 milioni di dollari all’anno vendendo l’accesso a questi sistemi.

Deeplay liquidity bot: usati dalle poker room?

Ed ecco la parte peggiore: le indagini di Kit lo hanno portato a scoprire che alcune poker room (minori) tollerano, o addirittura comprano e utilizzano questi bot per aumentare il traffico sul loro sito.

Alex Scott, presidente della compagnia che guida il WPT, ha spiegato che tutti gli account bot inclusi generano introiti dalla rake. A prescindere da cosa dica il regolamento, non hanno un reale interesse verso chi vince o chi perde, basta che ci sia traffico.

“Non puoi avere un business di poker online senza liquidità, e i bot possono fornirla.”

I fondatori di BF Corporation se ne sono accorti velocemente, e nel 2020 hanno creato una compagnia chiamata Deeplay che mira a “fornire un ambiente confortevole per i giocatori. I nostri robot usano diverse strategie per mantenere l’equilibrio in game.” 

Sembra che questi sistemi siano particolarmente attivi nelle poker room che funzionano a Club privati, dove viene pagata una mensilità al posto della rake.

Deeplay offre anche game analysis e ironicamente anche sicurezza anti-bot. Per evitare la concorrenza.

 

 

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