Prendete un torneista qualsiasi, uno vincente.
Uno che magari non sarà arrivato a giocarsi gli high roller da 10 o 25 mila euro, ma che comunque vive dignitosamente da anni grazie al gioco.
Ammettiamo che il nostro fantomatico giocatore sia uno di quelli che, almeno la zona premi, la raggiunge molto spesso.
E con molto spesso intendiamo tra il 25 e il 30 % delle volte, un dato davvero importante se alcune di queste bandierine hanno consentito l’approdo a qualche tavolo finale.
E ora proviamo a ribaltare il tutto.
Abituarsi alla sconfitta
Già , perché andare a premio una volta su quattro significa perdere il 75% delle volte.
E la sensazione che genera una sconfitta, per quanto nell’economia generale possa non pesarci minimamente (ci auguriamo che la gestione del bankroll non sia più un problema, in caso contrario date uno sguardo al nostro approfondimento sugli errori più comuni commessi dagli amatori nella gestione delle risorse) non è mai piacevole.
Abituarsi a prenderle senza fiatare, pensando esclusivamente alla qualità del gioco a prescindere dall’incidenza della varianza, è una dote rara.
Ed è la chiave per riuscire ad avere successo, quindi se per un attimo avete pensato di intraprendere una carriera professionale nel poker, assicuratevi di avere i nervi saldi e una buona gestione delle emozioni.
Prima la testa, poi la tecnica
Sembrerà assurdo, specie perché la nostra mente tende a ricordare maggiormente quegli episodi che ci hanno intaccato emotivamente (e le bad beat clamorose ce le ricordiamo tutti benissimo), ma la maggior parte sconfitte al tavolo verde derivano da scelte sbagliate a seguito di uno o più incroci sfortunati.
E non parliamo soltanto di occasionali dell’ultim’ora ma anche di professionisti navigati, che in momenti di poca lucidità possono letteralmente rovinare quanto di buono fatto fino a quel momento.
Un po’ come se fossimo noi stessi ad amplificare gli effetti negativi di un colpo sfortunato senza nemmeno rendercene conto.
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Sottostimare e sovrastimare
E’ qui fondamentalmente che si gioca la partita più grossa, quella contro noi stessi.
Gli effetti della bad run a livello di mindset possono essere deleteri se non abbiamo lavorato a sufficienza su questo aspetto.
Ciò che capita con maggior frequenza nei momenti di appannamento è proprio una stima sbagliata, in eccesso o in difetto, della forza della mano avversaria.
Quel che accadrà quindi, sarà aver più paura del solito di giocare uno showdown o pianificare una giocata su più strade (proprio per paura di vedere le nostre percentuali di vittoria passare da close to 100% al suo opposto) o in alternativa cominciare a pensare che tutto il mondo ce l’abbia con noi e che i nostri avversari non pensino ad altro che a combinarcela non appena se ne presenti l’occasione.
La conseguenza più diretta, in termini tecnici, è un allargamento (o restringimento) dei range abituali con cui si fronteggiano le varie situazioni di gioco, in virtù di una (fallace) nuova consapevolezza sul “flow” della partita.
Per concluere, la sfortuna ci vede benissimo e non fa distinzioni di sorta, sta a noi limitarne l’impatto esclusivamente agli showdown o estenderne l’influenza anche laddove non ce ne sarebbe alcun bisogno.






