Alec Torelli: “Cosa direi al me stesso passato”

da | Nov 19, 2025

alec torelli main event wsop

Il poker si è evoluto più negli ultimi 10 anni che nei 100 prima di questi! Un tempo, un piccolo gruppo di pro di altissimo livello testavano nuove idee, che poi si diffondevano di persona in persona negli stakes più bassi.

Da quando i solver sono diventati popolari, molti adottano strategie approvate dalla GTO – per esempio small bet, quando checkare, quando overbettare… – spesso non sapendo perché. Ma anche così, anche applicandole in ogni spot (inevitabilmente sbagliando), è meglio di come si giocava prima.

Per questo, secondo Alec Torelli, la vera comprensione è diventata ancora più remunerativa: più giocatori si affidano al pensiero delle macchine, più il pensiero umano diventa importante, perché entra in gioco quando si affrontano spot sconosciuti o complessi.

 

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Cosa avrei dovuto sapere prima

Ho commesso quasi ogni errore che si possa fare: inseguito le perdite, giocato da tiltato, ignorato il bankroll e ascoltato il mio ego.

Se potessi tornare indietro nel tempo, direi a me stesso due cose: medita, e fidati di più delle tue intuizioni.

Giustificavo tutto con la logica: hourly rate, EV, varianza, ma raramente con l’intento. Giocavo quando “avrei dovuto” non quando mi sentivo pronto.

Quella parola, “dovrei” mi ha causato più male di qualunque bad beat. Ora la sostituisco con “ho intenzione” o “preferisco”. Sembra semplice ma è un altro modo di vivere.

 

Meditazione e allenamento: la svolta

Per me sono state meditazione e stile di vita salutare. Allenarmi tiene il corpo in forma, la mindfulness e la dieta tengono la mia mente lucida.

Il poker è un gioco emozionale, credo che ci serva qualcosa per navigare tra varianza e caos. La meditazione mi aiuta a rispondere invece di reagire, e l’allenamento mi mantiene calmo anche sotto pressione.

Queste abitudini sono la differenza tra un burn out e resistere venti anni in questo gioco. 

 

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La forza della community

Il poker può essere un gioco solitario. Per anni ho sentito studenti sentirsi bloccati non perché peccavano di skill, ma perché non avevano nessuno con cui parlare di strategia.

Io ho imparato con il “social learning” con Andrew Robl, Brian Rast, Doyle Brunson, e ora lo stiamo riproponendo a Concious Poker.

Anche noi di Grinderlab siamo sempre stati grandi sostenitori del valore della community, e abbiamo aperto il gruppo Grinders proprio per questo, con l’obiettivo di creare uno spazio sostenibile, di aiuto reciproco, e pulito dai troll, commenti di hating e negatività che si trovano negli altri gruppi.

 

La lezione più grande

Non c’è una linea d’arrivo: nessun ammontare di soldi, trofei e validazione esterna potrà sistemare ciò che è irrisolto dentro di te.

L’ho imparato a mie spese, vincendo un milione di dollari prima di avere l’età legale per bere, e perdendoli altrettanto in fretta. Ho visto i picchi massimi e più bassi che questo gioco abbia da offrire.

Ho realizzato che il mondo esterno è il riflesso del nostro mondo interno. Amo il poker perché tira fuori il meglio di me. Se voglio vincere in modo consistente, devo continuare a lavorare su me stesso.

Mi serve più pazienza per avere disciplina al tavolo, devo controllare il mio ego per continuare a studiare e migliorare, anche dopo 20 anni. Devo meditare ogni giorno per restare presente e concentrato per 14 ore di sessione.

Non mi paragono agli altri, ma a chi ero ieri. Se posso portare la versione migliore, più concreta, più amorevole di me stesso in ogni mano, conversazione e momento, quello è ciò che chiamo successo.

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