Chance Kornuth: “Per capire se un avversario è un buon giocatore guardate le scarpe della sua ragazza”

da | Lug 30, 2026

Chance Kornuth

Chance Kornuth non ha bisogno di troppi proclami per far parlare di sé: gli bastano i suoi tweet, brevi ma taglienti, capaci di cambiare il modo in cui migliaia di giocatori percepiscono il poker.

Il neo professionista di Americas Cardroom ha costruito nel tempo una reputazione da vero e proprio profeta della psicologia applicata al poker.

Nella intervista rilasciata a PokerStrategy, Kornuth ripercorre i suoi consigli più iconici – dal modo di impilare le fiches alla “lettura” delle scarpe di chi accompagna un avversario al rail – spiega perché considera il gioco exploitativo superiore alla GTO e commenta l’introduzione dello shot clock al day 7 del Main Event WSOP.

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“Mostrami come impili le chips, ti dirò chi sei”

Tra le centinaia di tweet pubblicati negli anni, Kornuth rivela che i suoi preferiti sono due in particolare.

Il primo è un post virale sul modo di impilare le chips, che secondo lui ha effettivamente cambiato le abitudini di reg e ricreativi al tavolo, rendendo tutti più consapevoli del posizionamento del proprio stack.

Il secondo è diventato quasi un tormentone: “se un giocatore si presenta al tavolo con la propria compagna al seguito, basta guardare le scarpe da lei indossate”.

Secondo Kornuth, scarpe basse e comode indicano una permanenza prevista lunga, sintomo di un giocatore solido. I tacchi alti, al contrario, tradiscono l’aspettativa di un’uscita rapida e quindi, probabilmente, di un avversario debole.

Interrogato sul filo conduttore della sua “saggezza social”, Kornuth conferma senza esitazioni che il tema centrale è sempre lo stesso: il gioco exploitativo come chiave del successo.

Per lui la GTO resta uno strumento teorico interessante ma sterile: due computer che si sfidano per trovare un equilibrio in pareggio, non certo il modo per fare soldi veri.

La vera abilità, sostiene Kornuth, sta nello sfruttare gli errori degli avversari e nell’evitare l’autosabotaggio, quel fenomeno per cui tanti giocatori conoscono la teoria perfettamente ma falliscono nell’esecuzione pratica al tavolo.

 

“I giocatori non sanno accumulare chips quando gli stack si accorciano”

Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista a Kornuth riguarda una specie di schema che il professionista osserva costantemente nei suoi coachati: la tendenza a soffrire in bolla premi, magari dopo aver perso un coinflip decisivo poco prima o subito dopo l’ingresso in the money.

Secondo il pro americano, il problema non è solo l’incapacità di eseguire ciò che si sa, ma una vera lacuna di conoscenza: molti giocatori sono bravissimi ad accumulare chips nelle fasi iniziali di un torneo, contro avversari deboli e con stack profondi, ma perdono efficacia proprio quando il field si assottiglia e i giocatori rimasti diventano più forti.

Un altro consiglio che, a detta di Kornuth, ha realmente cambiato il gioco di molti dei suoi follower riguarda l’attenzione al tavolo: mettere via il telefono e osservare le mani in cui non si è coinvolti permette di accedere a una quantità di informazioni che inevitabilmente si perde restando distratti.

Sul tema dello shot clock introdotto quest’anno al day 7 del Main Event WSOP, Kornuth ammette un iniziale scetticismo, legato all’effetto sorpresa con cui è stata implementata la regola. Nel complesso, però, la giudica una scelta positiva: aumenta il numero di mani giocate, premiando i giocatori più forti sul lungo periodo.

Curiosamente, Kornuth sostiene anche che lo shot clock avvantaggerebbe soprattutto gli amatoriali, spesso più rapidi e istintivi nelle decisioni rispetto ai professionisti, che tendono a “overthinkare” ogni situazione ripercorrendo mentalmente quello che hanno studiato.

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La suggestione ACR

Sul fronte dei volumi di gioco, Kornuth smentisce che le nuove normative fiscali americane abbiano influito sulla sua attività. Il vero cambiamento per lui è arrivato dalla famiglia. Diventare padre e concentrarsi sui coaching di alto livello gli hanno permesso di ritagliarsi orari più regolari, passando mattine e sere con i figli – una scelta che non cambierebbe per nulla al mondo, dice.

Da quando è entrato nel roster di ACR proprio all’inizio delle WSOP 2026, Kornuth gioca online quasi esclusivamente sul sito di cui è ora testimonial. La possibilità di aprire da uno a dieci tavoli in contemporanea, a diversi livelli di buy-in, gli ricorda – testuali parole – “l’epoca d’oro di PokerStars e Full Tilt”.

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