All’EPT di Barcellona abbiamo intervistato Mario Colavita, rounder di poker live con cui abbiamo scambiato quattro chiacchiere in più di un’occasione, e finalmente abbiamo pizzicato dal vivo.
Abbiamo approfondito con lui tutti gli aspetti più interessanti della sua carriera, dalla picca a Praga al runnerup WSOP, e in questo articolo te li riportiamo per esteso. Se preferisci vedere il video integrale, è qui, in fondo all’articolo!
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Il ricordo della picca vinta a Praga
A fine 2024, Mario ha centrato uno dei suoi migliori successi con la picca al 6-Handed dell’EPT Praga. Gli abbiamo chiesto come sente quella vittoria oggi.
Eh, è un bel ricordo, sicuramente. Per me i trofei contano fino a un certo punto, perché la cosa più importante è il processo.
Però comunque il trofeo in bacheca fa sempre piacere. Adesso proviamo a bissare qui a Barcellona.
L’umiltà nel poker
Nell’intervista per quella picca, Mario ci disse: “Pensavo di essere forte, invece non lo ero. Mi sono messo sotto e adesso sento veramente di essere diventato forte.”
Messaggio che ci ha portati a farci una domanda: ma allora come si capisce se si è davvero forti, o se sia un’illusione?
L’umiltà è anche sapersi guardare attorno. Vedi la gente vicino a te, il panorama pokeristico italiano ma non solo.
Ti siedi al tavolo e noti che c’è gente che ha sempre un piano, ogni mano, ogni spot. Quello magari un pochino mi mancava prima.
Adesso sicuramente sono migliorato, però rispetto a quello che avevo detto penso che ci sia ancora margine di miglioramento. Mi focalizzo su quello: è sempre un percorso per diventare sempre più bravi.
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Programmi per il 2026
L’anno scorso, Colavita è stato praticamente resident a Las Vegas. Ci disse che questo 2025 sarebbe stato diverso, ora vogliamo sapere del 2026!
Il 2025 è stato l’anno in cui mi sono trasformato in torneista, perché nel 2024 giocavo molto cash, ho fatto tantissime trasferte, come nel 2022. Nel 2023 invece avevo giocato online. Adesso mi sono rimesso in gioco nei tornei live.
Per il 2026 ti dico la verità : ancora non ho deciso esattamente il piano. Ci sarà sicuramente, probabilmente giocherò in giro per il mondo, ma non so ancora quanto online, quanto live e quanti tornei. Lo deciderò dopo questa trasferta probabilmente.
Cash game o tornei?
Da purista del cash game, ora reg di tornei. Cosa ti piace di più? Giochi ancora cash?
In realtà io sono pessimo nel multitasking: se mi focalizzo su una cosa deve essere solo quella. Quest’anno ho deciso di fare tornei e di cash praticamente ho fatto una partita in tutto l’anno.
Il cash mi piace, però ti dico la verità : in questo momento preferisco i tornei, perché sono più dinamici, c’è la variante ICM… Più che la gloria o cose del genere, che mi fregano il giusto. È un puzzle secondo me più interessante da risolvere.
Lo studio dei tornei
È stato difficile passare da una disciplina all’altra, quantomeno per lo studio di dinamiche diverse come l’ICM?
Non parlerei di difficoltà , ma di impegno. Era una cosa diversa da quello a cui ero abituato prima: nel cash l’ICM non esiste.
Appena mi sono messo a studiarli, questi spot sono diventati subito interessanti.
Ho ancora tantissimo da imparare, ovviamente, ma difficoltà no: semplicemente ci vuole tempo e pazienza.
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L’online
Un anno fa giocavi Zoom 100 e 200 online. Ora stai ancora giocando?
Non ho tempo per giocare online, ti dico la verità . Giro tanto, ho fatto una scelta: in questo momento ho deciso di giocare solo tornei live.
Per l’anno prossimo – io mi prendo sempre dei periodi di riflessione, quest’anno ancora non l’ho fatto, quindi lì deciderò cosa fare della mia vita. Per ora questa esperienza live sta andando bene, quindi vediamo.
Il sorriso
Da quel secondo posto a Las Vegas in poi, una peculiarità di Mario è che lo abbiamo sempre visto con il sorriso. Non importa se il braccialetto vanisce in un cooler 3-way o altro. Quanto è importante?
Secondo me altrimenti ti avveleni troppo, perché alla fine quante sono le volte in cui vinci e quante quelle in cui ci vai vicino?
Per me, in questo momento, l’importante è giocare bene. Poi i risultati di solito vanno di pari passo, non per forza, però sì: col sorriso mi vedi se ho giocato bene.
Bilancio gioco/lavoro
Una tua caratteristica è separare nettamente il gioco (che è un lavoro) dal relax e divertimento. Addirittura non giochi partitine con gli amici se sei in vacanza! Continui con questa ottica super-professionale?Â
Continuo a farlo. Ognuno ha il suo equilibrio e io l’ho trovato così.
Io non gioco a poker da sempre: c’è chi inizia da diciottenne, io ho fatto gran parte della mia vita in altri ambienti. Poi mi sono avvicinato al poker, che mi appassiona, e mi appassiona come gioco logico, come puzzle.
Quindi poi, quando non risolvo i puzzle, preferisco fare completamente altro.
Divertimento
Ma c’è ancora spazio per il divertimento nel poker, vista la domanda precedente?
Resta un divertimento, però lo approccio come un lavoro. È un lavoro che mi piace. Però quando non lavoro, come voi anche, come chiunque al mondo, mi prendo una pausa: faccio due passi, vado al cinema… La mia testa, quando finisce il torneo o la partita, non pensa al poker.






