Liv Boeree: “Basta solver e matematica: oggi sono un fish”

da | Feb 5, 2025

Liv Boeree è una delle icone del poker, una delle donne più vincenti della storia del gioco, campionessa EPT nel 2010, ex pro di PokerStars… insomma potremmo non finire più di contare le qualità della player inglese.

Da qualche anno lei e il poker hanno preso due sentieri diversi. Di recente, però, l’abbiamo rivista grande protagonista del WSOP Paradise alle Bahamas, lo stesso in cui il nostro Mustapha Kanit ha brillato di un favoloso terzo posto.

I colleghi di Poker.org hanno fatto una bella chiacchierata con la (ex?) pro inglese, scoprendo qualcosa di più sul presente di Liv Boeree.

 

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Liv Boeree e la fortuna di essere donna

“Se guardo indietro ai primi tempi, tipo 2008-2009, le donne erano viste puramente come un sex-symbol finalizzato al marketing, e ovviamente io mi ci sono tuffata perché non avrei mai avuto il mio deal con PokerStars se non fossi stata una giovane ragazza e, sai, avessi ricevuto tutte le attenzioni.

Quindi sono ben consapevole di quanto questo mi abbia aiutato. Ma era normale oggettificare le donne, era semplicemente stadard. C’erano classifiche di chi fosse la femmina più sexy, eravamo classificate per il nostro aspetto invece che per le vincite o per le nostre migliori giocate, o qualunque cosa intelligente potessimo dire.”

 

Il rapporto con i solver. “Sono un fish!”

Interrogata sul suo allontanamento dal gioco, si scopre che i solver hanno modificato il mondo del poker in un modo troppo aridamente scientifico per lei. Ricordiamo che stiamo parlando di una ragazza che oltre ad essere bella e brava a poker, è anche un’astrofisica…

“Alcune persone pensano che i solver abbiano aggiunto più creatività. Capisco anche questo discorso, ma personalmente, amavo quando il gioco era sia matematica che astuzia ‘da strada‘, e ora sembra che ci sia una risposta corretta e che se non la memorizzi e la segui a modo, allora non stai giocando nel modo giusto. C’era quasi questo giudizio e ho sentito che io stessa stavo giudicando.

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Penso che la mia forza ai tempi fosse effettivamente l’abilità di perdermi nel flusso, e le dinamiche sociali che si innescano in una partita. Era quello che amavo e in cui ero brava, quella era la mia edge. E poi ho praticamente chiuso quella parte del mio cervello, perché pensavo ‘No, è tutta matematica. Lavora con i solver‘. Penso che parzialmente sia il motivo per cui ho perso amore per il gioco.

Prendermi una pausa dal poker mi ha permesso di lasciare il mio ego a se stesso per un po’, perché sono diventata così costretta da questa nozione di essere ‘Liv, la brava pro‘, una nerd scientifica brava con i solver e tutta quella roba, mentre io in realtà non ero così forte in quelle cose.

Ho dovuto lasciare morire quell’identità di ‘brava pro’. Sono un fish ora, un’amatrice, e farò cose da fish e proverò cose nuove. È quello di cui ho bisogno davvero.”

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