Professional poker player – Vantaggi e svantaggi nel fare il giocatore di poker professionista

Giu 24, 2020

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Sono ormai quasi vent’anni che il poker online è diventato una realtà e da circa una decina l’Italia ha un mercato regolamentato (seppur con le proprie pecche).

Fare il giocatore di poker professionista insomma, non è più un miraggio nemmeno dalle nostre parti, nonostante in Austria e UK la figura del poker pro venga riconosciuta a tutti gli effetti (con annessi sgravi fiscali senza i quali, altrimenti, sarebbe impossibile fare i professionisti ad alti livelli).

Dalle nostre parti ci si deve accontentare di maturare vincite all’interno della comunità europea (per chi gioca i live e non vuole incappare nella doppia tassazione), o dell’offerta di gioco presente sulle poker room “punto it”, sempre che non si decida di fare come tanti nostri connazionali, emigrati all’estero per poter giocare sulle piattaforme internazionali.

Insomma, fare il professionista delle due carte, in italia, non è sicuramente tra le strade più semplici da intraprendere eppure sono in tanti a provarci ogni anno, con risultati più o meno soddisfacenti.

Cerchiamo di capire assieme quali possono essere i punti a favore e le difficoltà nel trasformare la passione per il gioco in un vero e proprio lavoro, prendendo in esame esclusivamente la situazione italiana.

I vantaggi di essere un poker pro in Italia

La ragione principale nello scegliere il poker come attività su cui focalizzare la maggior parte del tempo/energie risiede indubbiamente nel fattore economico.

La possibilità di scalare i livelli (a prescindere dalla disciplina prescelta) in breve tempo e assicurarsi guadagni che vanno oltre la più rosea proiezione relativa a un lavoro impiegatizio, costituisce di per sé un incentivo a dare il massimo, anche se le difficoltà sono molteplici.

Non solo, perché in alcuni casi (cash-game e Spin&Go) è possibile gestirsi gli orari in totale autonomia (discorso diverso per chi gioca i tornei, in quanto i montepremi più grossi vengono messi in palio in giorni e orari specifici).

Fare il poker player significa sostanzialmente diventare dei piccoli imprenditori di sé stessi, ed è possibile farlo anche senza investire un centesimo di tasca propria grazie ai percorsi di staking-coaching che garantiscono una formazione adeguata e un bankroll di partenza, minimizzando il rischio di andare rotti e terminare prematuramente la scalata verso i piani alti.

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Trasformare il poker nella propria attività non significa però dedicarsi esclusivamente al gioco. Se il livello raggiunto consente un’entrata soddisfacente e non si ha alcuna intenzione di alzare il tiro per massimizzare i profitti, ci si può tranquillamente accontentare di cifre più basse che andranno a rimpolpare le entrate annuali.

Riassumendo:

  • Possibilità di scalare i livelli e ambire a un guadagno annuo pari o superiore a 30.000 euro.
  • Gestione autonoma degli orari.
  • Diventare imprenditori di sé stessi.
  • Poter cominciare la scalata senza investire un centesimo (appoggiandosi a una scuola che offre staking/coaching).
  • Stazionare a un determinato livello garantendosi un’entrata extra senza ambire troppo in alto.

Gli svantaggi di essere un poker pro in Italia

Se è vero che i margini di guadagno continuano a giustificare una scelta di questo tipo, è bene sottolineare come tale attività abbia dei limiti oggettivi nel nostro paese.

Il fatto di giocare all’interno di una liquidità chiusa comporta svantaggi a tutto tondo, sia in termini di liquidità (ristretta al territorio nazionale) sia per quanto concerne il livello di gioco (uno dei motivi principali per cui i filed internazionali risultano essere più ostici a noi italiani).

Sebbene le vincite vengano tassate alla fonte (attraverso la rake) non è possibile scaricare alcun tipo di costo per chi sceglie di giocare a poker dal vivo (spese di trasferta, buy-in e via dicendo) rendendo di fatto meno profittevole la stessa attività svolta, ad esempio, in un altro paese dove la figura del poker pro viene regolamentata.

SCOPRI QUI la differenza tra rake e rakeback

Rispetto agli anni d’oro dei “rakeback pro” – CLICCA QUI PER APPROFONDIRE – anche i margini di guadagno si sono assottigliati notevolmente. Se nel primo decennio degli anni 2000 un professionista poteva sperare di chiudere l’anno con 100/150/200 mila euro di profitto (o anche qualcosa in più), al giorno d’oggi sono davvero in pochissimi a raggiungere una cifra a 5 zeri.

Un torneista medio infatti, al netto della run, guadagna dai 10 ai 50 mila euro all’anno (parliamo ovviamente di professionisti vincenti e nel farlo ricordiamo che per esser considerati tali è sufficiente “battere la rake”, ovvero guadagnare quel tanto che basta a pagare le tasse e mantenere il proprio bilancio in pari).

Il discorso non cambia di troppo per quanto concerne le altre discipline: giocare cash game high stakes potrebbe essere più remunerativo ma l’action ai piani alti non è delle più elettriche e nella maggior parte dei casi diventa una guerra tra regular in cui la varianza gioca un ruolo preponderante.

Uno dei rischi principali correlati al fare il poker pro riguarda le abitudini di vita: spesso, soprattutto agli inizi, le ore di gioco spese ai tavoli non sembrano essere mai sufficienti e perdere completamente la bussola è fin troppo facile.

Bioritmo sballato, interazioni sociali ridotte al minimo e una frustrazione costante nel vedere la propria EV (aspettativa di valore) discostarsi progressivamente dai risultati effettivi.

Riassumendo:

  • Margini di guadagno limitati
  • Liquidità chiusa
  • Figura professionale non regolamentata
  • Rischio d’impresa
  • Cambiamento abitudini di vita/sociale.

Quelli che abbiamo esposto sono soltanto alcuni tra i punti a favore/sfavore che ruotano attorno alle considerazioni da fare nel caso in cui sceglieste di fare i poker pro di professione.

Nella speranza che questo articolo vi sia in qualche modo servito a far chiarezza sulla vostra scelta di vita, vi auguriamo un enorme GL ai tavoli!

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Photo Credits: Stefano Atzei

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