Comprare quote nei tornei di poker: la guida di Patrick Leonard anche sui markup

da | Giu 22, 2026

patrick leonard

Patrick Leonard non ha bisogno di presentazioni nel circuito internazionale dei tornei.

Top reg mondiale da oltre un decennio, nel corso della sua carriera il britannico ha acquistato quote nei tornei di poker più di dieci milioni di dollari, in ogni forma possibile.

Quando parla di markup e compravendita di action, dunque, Leonard lo fa con un carico di autorità ed esperienza che pochissimi al mondo possono vantare. Ecco la guida del pro britannico sull’acquisto di quote nei tornei di poker, con un excursus sulle maggiorazioni eque.

 

Il problema strutturale della sopravvalutazione

Secondo Leonard il problema fondamentale del mercato delle quote nei tornei è strutturale: la quasi totalità dei venditori tende a sopravvalutare le proprie skill.

“Se chiedi a diecimila giocatori al Main Event quanti di loro pensano di essere nella top 2.000, immagino che più di 7000 risponderebbero di sì”, scrive Leonard.

Questo bias cognitivo pressoché universale si traduce in maggiorazioni gonfiate e aspettative di ROI molto lontane dalla realtà.

Di questa percezione distorta sulle proprie skill non sono al riparo anche pokeristi molto noti. Leonard fa notare come il ROI di un giocatore non sia invece statico: un reg che un tempo vinceva il 30% del capitale investito può poi essere scivolato piano piano all’1%, senza che né lui né i suoi potenziali compratori siano in grado di saperlo con certezza.

“Il giocatore crederà di avere sempre un 30% di atteso e di stare solo attraversando un brutto periodo. E forse è davvero così, ma forse no. – scrive Leonard.

La conseguenza pratica di questo stato delle cose, per l’inglese, è lampante: “Probabilmente il 75% dei deal che si vedono sui siti sono immediatamente -EV.”

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Quanto sposta la rake

Tra gli errori più comuni commessi dai giocatori che comprano azione di terzi — e dai venditori che fissano il loro markup — c’ è quello di ignorare, o sottovalutare, il peso della rake sul ROI reale. Leonard è diretto:

“Alle WSOP tutti partono come perdenti del 15% a causa della rake e delle fee. È una perdita molto grande da recuperare.”

Eppure la maggior parte dei venditori fissa il proprio markup guardando lo starting stack, il livello di skill degli avversari del tavolo e scegliendo un numero compreso tra 1.1 e 1.3 quasi come istinto.

Il calcolo che ne deriva è impietoso: se qualcuno vende a 1.2, il compratore sta assumendo che quel giocatore non solo recuperi il -15% di partenza imposto dalla rake, ma generi un ulteriore 20% di ROI positivo solo per andare a pari con l’investimento inziale.

Se vi basate sugli assunti di qualcuno che con ogni probabilità sta già sopravvalutando se stesso, rischiate molto.”

La regola personale di Leonard è molto conservativa in tal senso:

“Ho una regola personale di comprare sostanzialmente solo a 1.0-1.05. Penso sia molto difficile vincere al 10%+ con un alto livello di confidenza.”

 

Il Main Event: la trappola più seducente del calendario

Se c’è un evento in cui il mercato delle quote viene sistematicamente distorto, è quello del Main Event WSOP. Leonard lo definisce senza mezzi termini “la trappola più grande in termini di markup”, e ne spiega i motivi con due argomenti che si rinforzano a vicenda.

Il primo è la densità di regular.

“Un esperimento mentale che mi piace fare ogni anno al Main Event è pensare ai ‘buoni reg’ e immaginare in quale fascia ricadono: top 10, top 100, top 500, top 1000. Cominci a realizzare che giocatori che davi per scontato avessero un ROI del 100% semplicemente non possono averlo. Non possono perché i numeri non tornano.”

Il secondo riguarda una sopravvalutazione speculare: quella dell’ammontare perso dagli amatori.

“Le persone sopravvalutano quanto perdano i giocatori ricreativi. La realtà è che gli amatori semplicemente non perdono mai tantissimo, per quanto male possano giocare. Ho analizzato i giocatori che hanno perso di più agli high stakes online: anche cercando di farlo, è difficile perdere cifre enormi.”

I due effetti combinati comprimono drasticamente il ROI reale disponibile nel field, rendendo la maggior parte dei markup sul Main Event strutturalmente non profittevoli per il compratore.

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Come comprare quote razionalmente

Leonard distingue poi due diversi approcci all’acquisto di quote: quello speculativo-ricreativo e quello professionale. Entrambi sono legittimi, ma da non confondere.

Per chi vuole provare a comprare quote con l’obiettivo di fare profit e seguendo la logica, il metodo di Leonard è semplice e deliberatamente volutamente pessimista:

“Il mio modo preferito è essere il più pessimista possibile e poi dividere il ROI. Se qualcuno pensa di vincere al 20%, è molto più probabile che stia vincendo al 10%. Dimezzerò ulteriormente quel valore in modo da lasciare spazio al profitto pur assumendomi un rischio significativo. Per qualcuno che stima il proprio ROI vicino al 20%, io pagherei un markup di 1.05 al massimo”

C’è anche un segnale controintuitivo ma affidabile sul valore reale dell’azione di un giocatore:

“Se qualcuno è davvero un crusher e vince al 30% post-rake, è molto probabile che non dovrebbe vendere affatto. E se vuole vendere, probabilmente ha amici e/o coach che gli prendono subito tutta l’azione. Se vedete un giocatore di alto profilo che vende azione, è probabile che la sua cerchia di persone che conosce bene il suo gioco abbia già deciso di passare.”

Nei confronti di chi invece si approccia all’acquisto di quote come forma di divertimento, Leonard è molto più indulgente:

“Ci sono cose ben peggiori su cui scommettere che comprare azione nei tornei. Di solito dura più di una slot machine o di una puntata alla roulette, avrai un rapporto personale con qualcuno per cui vuoi fare il tifo e i ritorni nei field grandi possono essere alti.”

Il punto fermo rimane però quello di partenza: “Se vuoi giocare, gioca pure. Ma se stai cercando di farlo per guadagnare, ricorda che il 95% dei tuoi deal non sarà profittevole.”

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