La GTO, Game Theory Optimal, è il modello che ha rivoluzionato la teoria del poker moderno: un concetto indispensabile da comprendere, e importante da approfondire con i migliori poker solver.
Ma ecco che nasce la prima difficoltà : la GTO non solo è complessa da affrontare, ma spesso risulta intricata anche solo da concettualizzare e capire.
Interviene in nostro soccorso uno dei migliori giocatori della storia del poker, Phil Galfond, che nel suo ultimo video prova a spiegare la GTO in cinque livelli di difficoltà crescente. Così, che tu sia un completo principiante o un giocatore avanzato, potrai garantirti di chiudere questo articolo capendo qualcosa di più. Che è già un vantaggio senza prezzo!
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Liv. 1: la GTO spiegata a un bambino di 6 anni
Facciamo un gioco: io tengo una caramella in una delle mie mani, e tu devi indovinare in quale mano si trova per vincerla. Diciamo che giochiamo più volte. E facciamo che io ti dica esattamente la mia strategia: se ti dicessi che la terrò sempre nella mano destra, cosa farai? Sceglierai “destra” la prima volta, la seconda… tutte. Quindi per me non sarà una buona strategia, se vorrò tenermi la caramella.
Allora facciamo che non sai da quale inizio, ma a ogni partita cambierò mano. La tengo nella sinistra e tu scegli “destra”, perdendo. Ma ora sai che alla prossima sarà nella destra, e quella dopo sinistra, e vincerai di nuovo per sempre.
Come faccio ad avere una strategia che posso dirti, ma non ti permette di indovinare? Ecco: prima di ogni partita vado in bagno e lancio una moneta. Testa = destra, croce = sinistra.
Ora dovrai tirare a indovinare senza sapere. Sto facendo qualcosa che si chiama randomizzazione. Ti ho detto la mia strategia, ma tu non sai risolverla. Questa è una giocata di Game Theory Optimal.
Liv. 2: spiegata a un adolescente
Giochiamo a carta, forbici, sasso. Voglio una strategia imbattibile. Quale può essere?
Oscillo tra carta e sasso, e occasionalmente lancio un forbici. Posso essere battuto? La risposta è che potrei, perché un mio avversario potrebbe notare un pattern. E l’unica strategia senza pattern sarebbe randomizzare tra le tre scelte, magari con un generatore di numeri casuali.
Anche se la mia strategia non batterà la tua (sto tirando a caso, non sto nemmeno cercando di indovinare), tu non potrai trovare una strategia che possa battere la mia. Nel poker facciamo questo, in modo molto più grande.
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Liv. 3: studente del college, pokerista amatoriale
Giochiamo a Simple Poker, che possiamo effettivamente risolvere.
Il pot è $100, entrambi abbiamo $100. Tu ricevi un K, io posso avere un A o una Q. Farai all in o check? Check, perché il K non ha ragioni di puntare: io chiamerò quando ho un A e vinco, e folderò quando ho una Q. Per te è risolta, ma la mia strategia quale sarà ?
Quando avrò un A cosa farò? All in, perché non ho ragioni per non farlo. E quando avrò una Q? Non andrò all in sempre, perché così tu vinceresti nel 50% dei casi e perderesti nel 50% dei casi. Ma quando vinci guadagni $200, e quando perdi sono $100, quindi per te sarebbe profittevole chiamare sempre.
Allora devo bilanciare i miei bluff con la Q: avendo tu odds di 2:1, io dovrò avere un A il doppio delle volte in cui avrò una Q. Andrò all in con tutti i miei A e metà delle mie Q, così non potrai exploitare la mia strategia. Risolta anche questa.
Manca da risolvere solo la tua ultima risposta. Anche se io ho bilanciato value e bluff perfettamente, tu dovrai bilanciare i tuoi call, altrimenti io potrò exploitarti (non bluffando mai le Q, o bluffando sempre le Q). Bisogna calcolare cosa sto rischiando io.
Rischio $100 con i bluff per vincere $100 di pot, sono odds di 1:1. Quindi per fare pari dovrò vincere il 50% delle volte. Allora tu dovrai chiamare il 50% delle volte. E così, abbiamo risolto l’intero gioco.Â
Questo gioco è molto simile al gioco al river nel poker vero. Usiamo concetti simili, ma in una maniera più intricata.
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Liv. 4: laureando, regular poker player
Hai capito il Simple Poker, hai capito che dobbiamo bilanciare bluff e value al river. Ma dobbiamo farlo anche al flop e al turn! Questa si chiama range construction, dobbiamo pensare al nostro betting range al flop, al turn e al river – e anche al pre-flop – per non essere exploitati durante la mano.
La cosa si fa difficile perché ci sono troppi flop, e troppi turn per ogni flop, e troppi river per ognuno di questi. Molto complesso. Ma ciò che la gente sbaglia è che gioca il turn o il river da zero. Se giochi il river da zero, ma i tuoi range al flop e al turn sono scombinati, anche quelli del river lo saranno.
Dobbiamo considerare il board coverage: al river non cadranno altre carte e non serve, ma al flop e al turn dobbiamo costruire un range che possa connettere con runout che chiudano scala, colore, trips con la middle card… altrimenti il nostro range non sarà ben supportato quando cadranno quelle carte. E non potremo intraprendere azioni aggressive, nemmeno con i bluff.
Di solito al flop usiamo molte small bet, e al turn e river includiamo anche size più alte. Il motivo è che se punti solo big, ci sono mani che non vorresti includere, come middle o bottom pair. Includerle sarebbe costoso, ma escluderle non ti darebbe board coverage. Quindi meglio abbassare la size. Poi al turn e al river ci sono meno carte che devono uscire e possiamo alzare.
Anche qui dobbiamo pensare alla MDF. Quando qualcuno punta devi difendere abbastanza da rendere indifferenti i loro bluff, ma ci sono flop dove vorrai difendere di più o di meno, a seconda del range advantage (se oppo ha range advantage possiamo overfoldare) o di quanto è drawy il board (se è drawy vorrai overcallare perché hai più mani con equity).
È tanta carne al fuoco, ma se ti domandi come interagisce il tuo range con il board e con le carte che possono cadere, potrai costruire i range sulle early street.
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Liv. 5: esperto, poker pro
Hai capito come funziona la GTO, hai studiato sui solver, memorizzato e implementato alcune strategie. Quello di cui ti voglio parlare è cambiare atteggiamento sullo studio con i solver.
Quando cerchi di memorizzare e imitare quelle strategie, stai emulando una strategia di teorico break even. E non la riprodurrai perfettamente, rendendoti persino exploitabile, perché non contrasterai gli aggiustamenti degli altri.
Se non realizzi che fai probe bet con troppe mani di valore al turn e pochi bluff, i tuoi avversari astuti prenderanno vantaggio overfoldando e bluffando molto contro i tuoi check. Se non te ne accorgi e non ti adatti, loro se ne approfitteranno ancora e ancora.
Ecco perché non consiglio di imitare un solver, ma di imparare a pensare come un solver. Io faccio così, con qualche eccezione per il preflop. Voglio capire esattamente perché il solver fa ciò che fa.
Anche se il solver fa calcoli di forza bruta per arrivare a quelle conclusioni, lui non sa i perché. Ma c’è una logica che noi come umani possiamo capire.
Traggo delle euristiche generali, tipo gruppi di situazioni dove puntare small, e soprattutto cerco di estrapolare concetti, capire i “perché” dietro a queste giocate ottimali.
Quando vado al tavolo non cerco di ricordare le simulazioni, ma penso concettualmente allo spot: range advantage, come dovrei difendere, cosa dovrei bluffare. E ho ancora larghezza di banda mentale per approfittare di come giochi.
Il segreto nascosto è che, quando ti rendi le cose facili, hai molto spazio per grandi giocate exploitative. Dove si fanno i veri soldi.Â






