Il Processo REM è un modello utilizzato per prendere decisioni corrette al tavolo da poker.
Questa “checklist” – più approfondita – è stata teorizzata per la prima volta nel libro Professional No-Limit Hold’Em di Flynn, Mehta e Miller del 2007.
Non fatevi ingannare dalla data: il Processo REM è ancora attuale, come tanti concetti che hanno visto la luce in questa pubblicazione, per esempio lo Stack to Pot Ratio.
Si tratta di un metodo per valutare la forza relativa della propria mano e cercare di ottimizzare le proprie giocate. Scopriamo di più:
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Cos’è il Processo REM?
Il termine REM sta per Range, Equity, Maximize e si riferisce a tre concetti chiave che devono guidare ogni decisione al tavolo:
- Range (mani possibili): capire quali mani l’avversario potrebbe avere in base alle sue azioni.
- Equity (forza relativa della propria mano): valutare la probabilità di vincere contro la gamma di mani avversarie.
- Maximize (Massimizzazione del valore): scegliere la strategia ottimale per estrarre il massimo valore dalle mani forti e minimizzare le perdite con le mani più deboli.
L’applicazione del Processo REM avviene in tre fasi fondamentali durante una mano di poker:
1. Definizione del Range
Ogni volta che un avversario compie un’azione, restringe il campo delle mani che potrebbe avere. Con l’esperienza andremo a rifinire la nostra abilità nel comprendere come, ma possiamo partire da concetti molto elementari: se rilancia preflop, non dovrebbe avere 7-2o, se fa continuation bet su A-7-2 rainbow probabilmente ha un asso, e così via.
Per aiutarci nel poker online possiamo utilizzare le statistiche degli HUD, che ci indicano con un valore numerico le tendenze di gioco avversarie. Poi starà a noi interpretarle.
Nel post-flop il processo si fa un po’ meno semplice, perché dovremo tenere in considerazione molti fattori. È incline al bluff? Su questo board può avere molti progetti? Come gioca certe mani il nostro avversario?
L’importante è iniziare una scrematura, e con il tempo diventeremo sempre più precisi. Un buon modo per migliorare è domandarsi sempre “perché” un avversario farebbe una certa action, e poi appuntarsi le volte in cui si sbaglia la propria stima.
2. Valutazione della propria equity
Con “equity” si intende “la porzione di piatto che ci aspettiamo di vincere“, ed è pari alla nostra probabilità di vittoria.
Quanto detto qui sopra è valido per l’equity grezza, che è un concetto imprescindibile per i giocatori di poker, ma può essere perfezionata da concetti come fold equity, realizzazione dell’equity eccetera.
Ad ogni modo, si tratta di calcolare la nostra aspettativa di vincita contro il range dell’avversario. In game dobbiamo imparare a fare buone stime (anche qui aiuta solo l’esperienza), fuori dal tavolo possiamo utilizzare software di calcolo dell’equity.
Al tavolo è molto utile conoscere i concetti di out e odds, strettamente legati all’equity.
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3. Massimizzazione del valore
A questo punto tutti i dati che possiamo avere sono in nostro possesso, e dobbiamo solo decidere l’azione ottimale.
Ricordando sempre il teorema fondamentale del poker: “Ogni volta che giochi in una maniera differente da come l’avresti giocata se avessi potuto vedere le carte dei tuoi avversari, perdi soldi”, l’obiettivo è avvicinarsi il più possibile a questo risultato.
Il concetto di base è vincere più possibile con le nostre mani migliori e perdere il meno possibile con le mani peggiori. Ovviamente non sarà sempre facile capire in quale punto ci troviamo in questo grafico (una second pair è buona o scarsa?), e soprattutto non possiamo giocare face-up, altrimenti l’avversario si adatterà facilmente.
Qui dobbiamo far lavorare la mente e pensare a quanto valore possiamo estrarre, e da quali mani: un all in verrebbe chiamato? Quanto è la size massima che riceverebbe un call da queste mani? Quale size invece riceverebbe un maggior numero di call?
Lo stesso discorso vale per il bluff: quanto dovrei puntare per far foldare un certo tipo di mani? Quanto spesso mi aspetto che l’avversario possa foldare?
Perché il Processo REM è importante?
Avere un approccio strutturato come il Processo REM ci permette di prendere scelte più razionali, sviluppare un pensiero analitico e individuare con più precisione i nostri stessi leak.
Il Processo REM, aiutato da altri concetti più avanzati, viene (magari in modo automatico) utilizzato da professionisti di ogni livello, e al suo interno contiene tutti gli elementi necessari per vincere il massimo possibile.
L’unica difficoltà è quella di avvicinarsi alla precisione in tutte e tre le sue sotto-voci: stimare i range nel modo più preciso, calcolare l’equity con uno scarto minimo, trovare le size e le frequenze perfette per il nostro obiettivo.
Qui è il vero “duro lavoro“. E per farcela, o avvicinarsi il più possibile, la ricetta è sempre la stessa: molto studio ed esperienza!






