Nel poker il set mining è una tattica che prevede di giocare delle pocket pair in maniera passiva con l’obiettivo di continuare nella mano soltanto se si centra un tris.
Per fare un esempio, il giocatore da cutoff rilancia preflop e Hero da bottone con 5♥5♦ decide di chiamare per giocare in posizione. Se sul flop cadesse un 5, Hero avrà buone probabilità di incassare un bel piatto, altrimenti semplicemente folderà.
Un altro scenario più comune può essere Hero che rilancia da BTN con 7♣7♦, il BB fa re-raise e Hero chiama nella speranza di trovare un 7 sul flop. Anche se Hero ha rilanciato preflop, limitarsi al call alla tribet conta comunque come azione passiva.
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In media, nel Poker Texas Hold’Em si chiude un set al flop approssimativamente una volta su 8, nello specifico nell’11,8% dei casi (quindi una volta su 8,5).
L’idea di fondo è riuscire, quando si completa un set, a vincere un piatto che copra le perdite delle volte in cui si folda al flop. Per esempio, chiamando un rilancio di 2bb e sapendo che otterremo un set 1/8, dovremo vincere almeno 14bb (una volta vinciamo 14bb, sette volte perdiamo 2bb, e faremo quindi break-even. Se riuscissimo a vincere di più, avremo un bilancio positivo nel lungo termine).
Questa tattica sembra profittevole perché i set sono punti difficili da individuare, che possono vincere grandi piatti quando gli avversari chiudono un punto forte come una top pair o una doppia coppia. Infatti era una mossa molto diffusa qualche anno fa.
Ultimamente è un po’ passata di moda perché ritenuta meno efficace, soprattutto tenendo in considerazione eventuali over-set, scale, colori, e che non sempre riusciremo a vincere un piatto sufficientemente alto.
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